Con la nuova legge neppure una riga

Riporto un articolo interessante pubblicato oggi dal Corriere della Sera a firma di Luigi Ferrarella.

Cosa c’entrano le intercettazioni con il caso Scajola? Niente: alla base della sua vicenda non ci sono microspie, ma solo assegni bancari e dichiarazioni di testimoni, atti peraltro tutti non più coperti da segreto perché depositati al Tribunale del Riesame. Eppure, se fosse già in vigore la legge proposta dal ministro Alfano sulle intercettazioni, gli italiani nulla saprebbero ancora della casa di Scajola. Leggi tutto “Con la nuova legge neppure una riga”

Marina Berlusconi dà lezioni di libertà a Saviano

Pubblico questo articolo tratto dal Il Giornale del 19 Aprile 2010 ad opera di Luigi Mascheroni, perchè? Perchè il silenzio è d’oro.

Se c’è una cosa insopportabile in Roberto Saviano, al di là dell’atteggiamento da martire moralista di cui nessuno sente il bisogno, è il savianismo. Cioè quel perverso meccanismo ipocritamente corretto per cui il suo libro Gomorra, qualsiasi suo scritto giornalistico, qualsiasi intervento pubblico, addirittura la sua stessa persona – tutto ciò che ha a che fare con il nome «Saviano» insomma – è diventato intoccabile. La sua verità è sacra, e Saviano quindi è tabù. Leggi tutto “Marina Berlusconi dà lezioni di libertà a Saviano”

Intervista a Giorgio Bocca

Vado in deroga a qualche regola, ma ho deciso di pubblicare per la prima volta un’intervista intera, il perchè è legato al fatto che Giorgio Bocca è ormai rimasto l’unico giornalista “anziano” del quale possiamo fidarci, ne ha viste di tutti i colori e tutti i colori ha descritto con lucidità, anche adesso, a dispetto dei suoi novant’anni, rimane forse il più lucido osservatore della realtà italiana.

L’intervista è tratta dal Fatto Quotidiano del 9 Aprile 2010 ed è di Silvia Truzzi, che con domande all’apparenza semplici, riesce  a far “radiografare” a Bocca lo stato della democrazia italiana. Leggi tutto “Intervista a Giorgio Bocca”

L’OLTRAGGIO IMPUNITO di Paolo Granzotto tratto da Il Giornale del 09/02/2010

A essere scandalose non sono le parole di Massimo Ciancimino, lo scandalo risiede nel fatto che quelle parole gliele si facciano pronunciare nel corso di un procedimento giudiziario che nulla ha a che vedere con Berlusconi, Dell’Utri o Forza Italia. Scandaloso è che non si sia fatto tacere il «dichiarante», incriminandolo per oltraggio alla giustizia e all’intelligenza dei componenti la Corte. Nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone si stanno giudicando il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento a Cosa Nostra per la mancata cattura, nell’ottobre del ’95, del boss mafioso Bernardo Provenzano. Cosa c’entra, dunque, la fondazione di Forza Italia? E come fa una Corte a non respingere per evidente assurdità, per palese farneticazione la «rivelazione» che Forza Italia fu il frutto della trattativa tra lo Stato e la mafia? Lo Stato rappresentato da chi, dal primo ministro Ciampi? Dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro?
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