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Rosarno

Ecco il commento di Jack sui fatti di Rosarno. Fatti che non hanno bisogno di chiarimenti particolari. Comprendo lo sgomento di Ben, e il ribellarsi di una popolazione che si è vista sbattuta in prima pagina come un mostro.

Potrei parlare di schiavismo, razzismo, diritti civili violati, indifferenza, sofferenza, intolleranza.

La verità è che la situazione in Calabria, era nota, non da oggi, ma da anni, non solo lì, ma in molte zone del Sud Italia.

Il vero problema è che lo Stato ha abbandonato il Sud nelle mani della criminalità organizzata tanti anni fa, anzi mi correggo, lo Stato fa affari al Sud con la crimanilità organizzata da molti anni, affari redditizi per imprenditori e politici, che hanno chiuso non un occhio ma tutti e due, di fronte ad una situazione che degenerava sempre di più.

Oggi in quelle zone, dove il fallimento della legge Bossi-Fini sull’immigrazione è più evidente, abbonda la manodopera a buon mercato: 2 euro l’ora, per coltivare i campi, raccogliere la frutta; 2 euro l’ora che producono ricavi altissimi, sotto il controllo attento della mafia, che fa pagare il pizzo ai proprietari della terra (quando non è roba loro direttamente) e agli stessi braccianti.

Nessuno si è mai ribellato, lo hanno fatto dei poveracci extracomunitari e quindi la cosa ha assunto connotati particolari.

Faccio notare che i fatti di Rosarno seguono di pochi giorni la bomba contro la Procura di Reggio Calabria, Continue reading ‘Rosarno’

lacrime di inizio anno……………..

Ciao a tutti, Jack ha l’onore e l’orgoglio di presentare il primo collaboratore di Open Jack, si chiama Ben, e segnala un articolo di Concita De Gregorio relativo’ ai fatti di Rosarno, mi limito a riportarlo e a ringraziare Ben per la prontezza.

Grandi Opere
Nella «Capanna dello zio Tom», scritto due secoli prima che un discendente dei neri d’Africa diventasse presidente degli Stati Uniti, gli schiavi delle piantagioni di cotone vivevano o morivano, le donne erano violentate, i bambini venduti a piacimento del padrone e però quando veniva la sera andavano a dormire nei loro dormitori, ciascuno un giaciglio, quando veniva l’alba avevano un secchio d’acqua per lavarsi e all’ora dei pasti un mestolo di cibo.
La logica dello schiavismo era semplice e puntava all’efficacia economica: Continue reading ‘lacrime di inizio anno……………..’

Violenza 4

Trasformo questo mio commento in un articolo causa pressioni del primo capitano di codesta nave.

L’unica risposta a questo particolare tema che mi sento di dare è in merito al P.S.,  presente nell’articolo Violenta 3‘, poiché ho criticato le parole di Salvatore Borsellino non sapendo chi fosse.
Aver saputo ora chi è, lo può giustificare nella rabbia a causa del dolore e della frustrazione causata dalla morte e dall’ingiustizia che si porta dentro … ma non mi trova comunque d’accordo con chi condivide le parole ” … se ne vada via … non vogliamo neanche processarlo …“.

Non si può invocare la Giustizia e al tempo stesso “farsela da soli” …. con tutto il rispetto per i familiari di Borsellino e le vittime tutte della mafia che “possono” esprimersi in tal modo ….  NOI altri non possiamo pensare che una alta carica istituzionale si dimetta perché lo ha detto “un familiare di vittime di mafia” … credo lo si debba far decidere alla Magistratura a cui Falcone e Borsellino stesso appartenevano …. insomma io sono per le REGOLE …. se non ci piace chi ci governa dobbiamo muoverci entro le regole per farlo dimettere … se queste ci stanno strette o le reputiamo inefficaci, dobbiamo far di tutto per cambiarle con gli strumenti legittimi per farlo che nonostante tutto abbiamo a disposizione … il tutto se pensiamo di stare in una Repubblica Parlamentare eletta Democraticamente dal suo Popolo.

…. questo è il punto di vista di chi fatica a capire fenomeni complessi come quello attuale e si aggrappa alla sola cosa comprensibile oggi: la Costituzione!

jworld

Violenza 3

Sia io che Jworld ieri abbiamo pubblicato un editoriale, io quella della De Gregorio sull’Unità, lui quello di Calabresi sulla Stampa.

Oggi a freddo e dopo aver passato un giorno a riflettere, eccovi il mio commento, che parte dalla frase che pronunciò Palmiro Togliatti dopo l’attentato: “calma, non perdete la testa”.

E mi rivolgo essenzialmente al Pd e all’Idv, perchè chiaramente dall’altra parte, la testa, qualora ci fosse, l’hanno già persa.

Ho trovato fuori contesto qualunque dichiarazione, la peggiore quella della Carfagna, sulla similitudine con il silenzio (quale?) del PCI negli anni 70, che secondo lei fiancheggiò le Br, ma qui siamo alla follia.

Io non sono un ipocrita e quindi premetto che considero la violenza un gesto estremo e da deplorare, soprattutto se fosse stato legato all’attività politica di Berlusconi, ma qui la politica, nonostante qualcuno abbia fatto notare che i genitori di Tartaglia e lui stesso votino Pd, non c’entra niente.

Continuo, sempre perchè considero la chiarezza un atto dovuto, dicendo che Berlusconi e i suoi adepti sono i principali responsabili di questo clima “irrespirabile” come dicono loro, lo sono per le parole che dicono, per le leggi che fanno, per l’arroganza strafottente che dimostrano.

Un uomo che tre giorni fa a Bruxelles ha sputtanato da Presidente del Consiglio questo paese, le sue Istituzioni, la Magistratura, la Corte Costituzionale, il Presidente della Repubblica, deve assumersi la responsabilità di quello che dice, pensare prima di parlare, per l’alta carica che riveste.

Ma siccome il gesto di Tartaglia, non ha nessun colore politico, spero che nonostante il tentativo di accollare il gesto sconsiderato ai vari Santoro, Travaglio, Di Pietro, Ingroia, Spataro, Bindi,ecc. ecc., si torni presto in Parlamento per opporsi a leggi pericolose per la democrazia, incostituzionali e personali che questo governo si appresta a varare.

p.s. battersi per la verità e la giustizia non è essere contro Berlusconi, e dobbiamo fare tutti attenzione se “quel vecchio”, dal palco del NoBday, è esasperato, piange, si dispera, perchè vuole la verità, quell’uomo è Salvatore Borsellino e avrà sempre il rispetto di Jack, perchè sono venti anni che è fra gli ultimi.

Jack

Violenza 2

Quello che è successo ieri a Milano non mi ha lasciato indifferente o meglio mi ha spinto ad unirmi alla provocazione lanciata  dal mio amico Jack utilizzando le parole di Mario Calabresi, che peraltro condivido:

Gli indignati a senso unico

Ci sono momenti in cui bisognerebbe abolire due parole: ma e però. L’aggressione di un uomo, in questo caso di un primo ministro, è uno di quelli. Di fronte alla violenza non possono essere accettate subordinate, ammiccamenti o tanto meno giustificazioni. Il giorno che la politica italiana tutta lo avrà compreso fino in fondo, allora sarà davvero matura.

Il volto ferito e pieno di sangue di Silvio Berlusconi non può che lasciare sgomenti, non riesco ad immaginare una persona seria o che ami definirsi democratica e perbene che possa avere una reazione diversa.

Se invece la prima cosa che passa in testa è pensare che se la sia cercata o meritata, allora siamo entrati in uno spazio in cui la dialettica politica è degenerata.

Abbiamo ricevuto numerose lettere di persone che spiegano l’accaduto e lo comprendono come reazione ad un governo che definiscono «xenofobo», «antidemocratico» o «razzista». Sono persone che mostrano di essere solidali con gli immigrati e i più deboli, sconvolte per gli attacchi di Berlusconi ai magistrati e preoccupate per la democrazia, ma non toccate da ciò che è accaduto ieri sera. Questo modo di ragionare mi fa paura: come è possibile mostrare sensibilità a senso unico, battersi contro le violenze e poi giustificare un’aggressione, essere democratici e pacifisti e provare soddisfazione per il volto tumefatto di Berlusconi. Significa che l’ideologia continua a inquinare le coscienze, ad oscurare le menti.

Si può pensare che il presidente del Consiglio sia inadatto a governare, essere convinti che le sue esternazioni contro gli altri poteri dello Stato così come contro gli organi di garanzia siano allarmanti e sbagliate, essere preoccupati per quelle leggi «ad personam» che rischiano di peggiorare lo stato della giustizia italiana, ma niente di tutto ciò può giustificare la violenza. C’è una linea che in democrazia non si può passare, un discrimine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è a cui non si può derogare. E dire che sembrerebbe essere chiaro a tutti: tanto che anche a sinistra si invita alla mobilitazione democratica in seguito ad ogni aggressione o violenza. Questo deve valere anche per il leader di un governo di centrodestra, anche per Silvio Berlusconi.

Da ieri sera i blog e Internet sono invasi da battute, ironia, festeggiamenti e dai deliri di chi ci spiega che se l’è cercata. Su Facebook sono già nati decine di gruppi di fans dell’aggressore, Massimo Tartaglia, che in poche ore hanno raccolto migliaia di sostenitori. La rete, purtroppo, mostra ancora una volta di raccogliere il peggio di noi, ma politici e giornali hanno il dovere di non dare sponde, di essere seri e di capire che le giustificazioni ci portano su strade senza ritorno e che non si può continuare ad alzare il livello dello scontro.

E questo riguarda non solo la sinistra ma anche il premier, la sua maggioranza e i giornali che gli sono più vicini. Da mesi quasi nessuno sembra capace di sottrarsi alla tentazione di alimentare il clima terribile in cui viviamo, l’Italia somiglia sempre più ad uno stadio in cui si sente solo la voce degli ultras che gridano mentre incendiano le curve. In questo scontro continuo, in cui si parla soltanto dei destini del premier, si è persa di vista qualunque considerazione sullo stato del Paese e sui suoi bisogni.

Il presidente del Consiglio, a cui va la nostra solidarietà sincera, speriamo sia così saggio da capire che proprio lui – l’aggredito – ora può fare la differenza: può abbassare i toni e aprire la strada per un confronto più civile e rispettoso. C’è da augurarsi che anche tutta l’opposizione lo capisca e sia capace di isolare chi delira.

di MARIO CALABRESI – 14 dicembre 2009

jworld ;o)

Violenza

Dice Cecilia che openjack è spostato a sinistra………ha ragione………..almeno fino a che scriverà solo Jack…………….quindi sui fatti accaduti ieri pubblico il commento di Concita De Gregorio sull’Unità di oggi dal titolo “Fermarsi ora” :

Follia. Un pazzo ha colpito ieri al volto il presidente del consiglio al termine del comizio di Milano. Imprevedibile, dunque: il gesto inconsulto di una persona disturbata, da 10 anni in cura in un centro di Igiene mentale. Tuttavia le immagini del sangue sul volto di Silvio Berlusconi sono destinate a segnare uno spartiacque nella già disgraziatissima vicenda politica italiana. Non ci sono precedenti: mai un premier in carica in questo paese era stato aggredito e ferito in piazza. C’è da oggi un prima e un dopo. Non avremmo mai voluto vedere quel fotogramma. Non dovremmo essere a questo. Facile immaginare, conoscendo gli attori, lo sconcio coro di domani: è colpa vostra, no è vostra. Le accuse reciproche, l’enfasi sul clima d’odio, le solidarietà dovute, i pensieri che è già troppo aver pensato. Noi non vogliamo far parte di quel coro, non ci troverete lì. Noi vogliamo, pretendiamo che il dibattito e persino lo scontro politico, in Italia, si fermino alle soglie della civiltà. Dell’autocontrollo, come dice con parola inconsueta per la politica, il presidente Napolitano. Non c’è più spazio per le esagerazioni e le battute a effetto, per le drammatizzazioni strumentali, i buoni e i cattivi, buonissimi e cattivissimi, indiani contro cow boys, terroristi eversori guerra civile rivoluzione. Non si possono più usare le parole come pietre quando le pietre, sebbene la mano sia di un folle, cominciano a volare. C’è spesso un folle al principio delle tragedie. Bisogna fermarsi subito, adesso. Tenere legati i falchi, sciogliere le colombe. Proprio quelle colombe che, nelle metafore della politica, sono oggi in gabbia. Bisogna che questa diventi l’occasione non di una esasperazione dello scontro ma del suo contrario: bisogna che gli italiani – tutti, a destra al centro a sinistra – esigano da stamattina come priorità assoluta il ripristino delle regole fondamentali. I doveri, il rispetto reciproco dei poteri, i ruoli nel copione che è loro assegnato. I diritti di chi governa e di chi si oppone, la grammatica della democrazia fuori dal teatro ormai grottesco, dallo spettacolo indecente che l’Italia offre di sé. La casa c’è, è la Costituzione. No, non c’è da cambiarla adesso. C’è da usarla come riparo. Un grande solido riparo per tutti. Abbassare la voce, pensare prima di parlare, agire secondo le regole. Non barare, non truccarle, non violentarle a proprio beneficio. Non ce lo possiamo permettere, davvero. Abbiamo una grande responsabilità, dal primo cittadino fino all’ultimo. Esercitiamola adesso. Mettiamo a terra un seme di civiltà: ci vorrà tempo perché fiorisca, non importa. Facciamolo per chi verrà dopo di noi.
Jack