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La trattativa

Stamattina ho aperto la finestra, nel buio della notte qualche lampo di luce, di quelli che rischiarano per un momento soltanto, vorresti fosse più lungo, ma il buio persiste e il tuo grido di luce si fa ogni minuto più forte.

Parto da una frase del Presidente della Commissione Antimafia Beppe Pisanu:”esistono tre verità, una giudiziaria, una politica e una storica, delle quali bisogna sempre tenere conto”.

Delle tre quella storica è la più completa, perché utilizza tutti gli elementi a disposizione, anche quelli che magari per la verità giudiziaria non sono sufficienti ad una condanna e portano ad una insufficienza probatoria, ma quei fatti sono lì, in una qualunque sintesi devono essere considerati, la verità politica è una verità teorica, si basa sul principio aristotelico di azione e reazione, sempre.

Teniamo a mente questa divisione perché ci tornerà utile più avanti nella storia che mi accingo a raccontare, dove ieri, senza reazione alcuna, è stato inserito un tassello fondamentale. Continue reading ‘La trattativa’

L’OLTRAGGIO IMPUNITO di Paolo Granzotto tratto da Il Giornale del 09/02/2010

A essere scandalose non sono le parole di Massimo Ciancimino, lo scandalo risiede nel fatto che quelle parole gliele si facciano pronunciare nel corso di un procedimento giudiziario che nulla ha a che vedere con Berlusconi, Dell’Utri o Forza Italia. Scandaloso è che non si sia fatto tacere il «dichiarante», incriminandolo per oltraggio alla giustizia e all’intelligenza dei componenti la Corte. Nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone si stanno giudicando il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento a Cosa Nostra per la mancata cattura, nell’ottobre del ’95, del boss mafioso Bernardo Provenzano. Cosa c’entra, dunque, la fondazione di Forza Italia? E come fa una Corte a non respingere per evidente assurdità, per palese farneticazione la «rivelazione» che Forza Italia fu il frutto della trattativa tra lo Stato e la mafia? Lo Stato rappresentato da chi, dal primo ministro Ciampi? Dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro?
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Mafia 3…………..

Dal 1994 al 2009 escono dalle indagini solo frammenti, pochi riscontri delle famosa trattativa fra Stato e Mafia, fra politica e Mafia, non c’è niente di certo.

Vengono condannati all’ergastolo quelli che si riterranno essere gli esecutori materiali delle stragi di Capaci, Via d’Amelio, Firenze, Milano, ma i mandanti resteranno a volto coperto.

In questo quadro vanno inseriti gli arresti di Salvatore Riina prima e Bernardo Provenzano poi, e la condanna in primo grado per associazione mafiosa del sen. Dell’Utri.

Il 2008 e 2009 sono anni importanti, comincia a parlare Massimo Ciancimino, figlio di Don Vito, ex sindaco di Palermo, condannato per Mafia. Massimo Ciancimino consegna ai magistrati di Palermo materiale scottante, fra cui il primo (e probabilmente non unico) papello, quello della trattativa fra i Ros Mori e De Donno, con Ciancimino padre, che fa da tramite, per conto di Riina e Provenzano.

Quello che lascia perplessi è la memoria a scoppio ritardato di chi quegli anni, e specialmente il 1992, li  ha vissuti in prima persona, parlo di Martelli (ministro della giustizia), di Violante (presidente della commissione antimafia), Mancino (ministro dell’interno). Tutti ricordano frammenti, smentiscono, tacciono, negano. Si vedrà.

Ed eccoci finalmente a Gaspare Spatuzza, le sue rivelazioni, come ho già detto in precedenza vanno riscontrate con estremo rigore.

Per quelle che riguardano i rapporti fra i fratelli Graviano, dell’Utri e Berlusconi, non ho niente da dirvi, anche qui si vedrà.

Personalmente tendo ad escludere che Silvio Berlusconi sia il mandante delle stragi del 1993; che fosse all’oscuro del gioco pericoloso che si stava facendo e dell’altissima posta in palio, mi resta più difficile crederlo.

Le dichiarazioni di Spatuzza sul premier hanno avuto una vasta eco, ma non sono secondo me la cosa più grave che emerge dalla sua confessione.

Spatuzza si attribuisce e quindi attribuisce al clan Graviano, la strage di Via d’Amelio, nel quale perse la vita Paolo Borsellino, dice di essere stato lui ad aver rubato la 126 poi imbottita di tritolo, sbugiardando le vecchie tesi e i vecchi collaboratori di giustizia come Scarantino, che si erano attribuiti tramite il clan di Santa Maria del Gesù, quella sanguinosa strage.

Il vero problema è che c’è una sentenza passata in giudicato, che stabilisce chi ha materialmente commesso la strage, quindi questa è la vera domanda che dobbiamo porci come opinione pubblica:”se Spatuzza quando parla di Via d’Amelio viene ritenuto credibile, chi ha avuto interesse a depistare le indagini su quella strage?, quali interessi corrotti e deviati ci sono dietro delle confessioni come quella di Scarantino? e soprattutto e sempre chi ha in mano l’agenda rossa di Paolo Borsellino?”.

Perchè così a occhio e croce sembra una Seconda Repubblica fondata sul sangue e sul ricatto, sul tradimento e sulla vergogna.

Quattro gambe troppo fragili per tenere in piedi uno Stato credibile.

Jack