Tag Archive for 'religione'

Response to “Un altro punto di vista”

Relegare quanto scritto da serena ad un semplice commento all’articolo scritto da jack è quantomeno riduttivo … anzi è uno ‘spreco’.

Prendetevi del tempo per leggere tutto il filo del discorso, d’un fiato sarebbe meglio … e ci piacerebbe sentire anche i Vostri punti di vista.

  1. Non chiamatelo “scatto di volontà”
  2. Un altro punto di vista
  3. il commento sotto riportato.

jworld

C’è da chiedersi chi oggi come oggi non sia un cristiano sui generis…
Al di là dei catechismi,dei precetti, dei dogmi delle varie Chiese (cattolica, protestanti, ortodosse..) essere cristiani significa “semplicemente” mettere Cristo al centro della propria vita, averlo come unico punto di riferimento…
Per la mia esperienza umana, è la cosa più difficile del mondo…
Perché Cristo è quello che ha detto “ama il prossimo tuo come te stesso”, quello che ci ricorda che è troppo facile amare gli amici, e che bisogna amare di più ancora i nemici…quello del porgi l’altra guancia, del “dai a Cesare quel che è di Cesare…ma a Dio quel che è di Dio”….colui che ha amato al primo sguardo il giovane ricco, ma poi lo ha visto voltargli le spalle perché non aveva il coraggio di abbandonare tutto per Lui, colui che ha difeso pubblicamente la Maddalena e Matteo…colui che avrebbe potuto “auto-allontanarsi” l’amaro calice, ma invece ha riposto la sua fiducia in Dio, ha affidato a Lui la sua vita perché e a Lui che appartiene… Continue reading ‘Response to “Un altro punto di vista”’

Un altro punto di vista

Sono un cristiano “sui generis“, lo sono sempre stato, negli ultimi anni sono diventato più severo con me stesso e con gli altri, la fede quella no! Quella l’ho sempre avuta, insieme ad un atteggiamento molto critico nei confronti della Chiesa “degli uomini”, che in molti casi, più che la “sposa” di Cristo, mi è sembrata schiava del potere  e degli affari.

Quello che spesso mi è mancato è il coraggio di raccontare le mie difficoltà di cristiano di fronte alla vita, di fronte alle scelte degli altri, di fronte a posizioni assunte dalla Chiesa in aperto contrasto con il mio sentire interiore, con il mio essere uomo.

Immagino che queste difficoltà siano comuni a molti cattolici, soprattutto a quelli che hanno un confronto serrato con la propria coscienza.

Lo spunto per questa riflessione mi arriva dal post di Jworld e dalla vicenda di Mario Monicelli, suicidatosi a 95 anni, gettandosi da una finestra. Continue reading ‘Un altro punto di vista’

Non chiamatelo “scatto di volontà”

come lo spiegate ad un ragazzo di 20 nato o finito sulla sedia a rotelle ?

Visto che per me la vita non è + degna di non essere vissuta con dignità ….datemi una finestra !

Scusate ma su alcuni temi non concepisco spostare l’asticella …mi dispiace aver sentito il presidente Napolitano dire:

Mario Monicelli se ne e’ andato con un’ultima manifestazione forte della sua personalita’, un estremo scatto di volonta’ che bisogna rispettare

con tutto il rispetto per la sofferenza altrui, dalle mie parti si chiama suicidio altro che estremo scatto di volontà.

jw

Considerazioni

Il termine “intellettuale” è ormai oggi inflazionato.Tutti lo sono, o ritengono di esserlo. Tutti sono giornalisti, o ritengono di esserlo. Tutti sono imprenditori, o ritengono di esserlo.

Ma soprattutto tutti sono politici o ritengono di esserlo (è vero che persino Gasparri lo è, quindi perchè disperare?).

Quello che oggi è facile notare, è una totale commistione; tutti sono tutto, o pensano di poter fare, dire, scrivere, tutto.

La conseguenza, per noi “pubblico”, è restare nella più completa ignoranza, perchè schiavi di chi parla senza conoscere l’argomento, o il mestiere; basti vedere quello che combina Barbara d’Urso su Canale 5 il pomeriggio. Continue reading ‘Considerazioni’

Il crocifisso

Come spesso accadrà anche in futuro lascio ad altri il compito di esprimere il mio pensiero, in questo caso vi giro l’editoriale di Marco Travaglio pubblicato sul fatto quotidiano del 5 novembre.

La mia idea di fondo è che questo blog non serva solo per farvi conoscere il mio modesto pensiero, ma soprattutto per farvi e farci conoscere punti di vista diversi, chiaramente da condividere, che possono aprire il campo per proficue discussioni.

MA IO DIFENDO QUELLA CROCE
di Marco Travaglio

da Il Fatto Quotidiano n°38 del 5 novembre 2009

Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.

Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”.

Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare).

Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).

Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci – a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo.

Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli.

A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia – si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.