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Corriere della Sera

Giorni difficili questi, di forte scontro istituzionale in Italia e di rivolte popolari in diversi paesi del Mediterraneo.

Seguo quello che succede in Egitto, in Tunisia, che si affaccia in Giordania, paesi dove da più di vent’anni c’è una dittatura strisciante, dove avvengono quotidianamente le “battaglie del pane“, mi domando: anche in Italia per tornare a scendere in piazza dobbiamo arrivare alla “battaglia del pane“?

Non ho una risposta, e allora come sempre mi affido alla lettura dei quotidiani, sommandone tre o quattro contemporaneamente, per argomento, si riesce quasi sempre ad avere un quadro completo sull’informazione che si sta cercando.

Lavoro così di solito: comincio da Repubblica, poi passo a Il Giornale, poi Il Fatto Quotidiano e poi Libero, lascio per ultimo il Corriere della Sera, giornale che non amo particolarmente, ma che data la composizione del suo Cda (c’è mezzo mondo industriale fra i suoi proprietari) è l’emblema quasi sempre di una posizione media, senza eccessi, con toni pacati, talvolta esageratamente paraculi. Continue reading ‘Corriere della Sera’

Prima del colpo……………….

Da qualunque parte ci vogliamo mettere o qualunque posizione moderata vogliamo assumere, è difficile difendere Silvio Berlusconi per le dichiarazioni fatte al congresso del PPE a Bruxelles.

In sostanza: il partito dei giudici comunisti cerca di mandarlo via con dei processi farsa, quando non ci riesce, la maggior parte delle volte perchè le sue leggi ad personam lo proteggono, si rivolgono alla Corte Costituzionale comunista, che boccia le sue leggi e lo rimette sulla graticola, il tutto con il Presidente della Repubblica comunista, come i suoi due predecessori, che sta a guardare.

Ma adesso lui riscreverà la Costituzione, anche da solo (!), naturalmente infischiandosene che non ha i numeri ne’ alla Camera ne’ al Senato per fare una riforma costituzionale, e ringraziamo Dio per questo.

Però ha le palle, e, con Bossi che ce l’ha duro, formano una coppia che tutto il mondo ci invidia!

Adesso veniamo alla Costituzione, quella vera, non quella berlusconizzata.

Prima un’ultima precisazione d’obbligo: il 35% dei voti (dato delle ultime elezioni europee) preso dal PDL, dimostrano che il “popolo” non è con lui, ma qualora il PDL arrivasse anche al 60% non avrebbe comunque il potere assoluto, siamo, fino a prova contraria, una Repubblica Parlamentare.

Andiamo con ordine: nelle commissioni parlmentari viene proposta una legge; il testo, approvato a maggioranza, arriva in parlamento, in una delle due camere, dove può essere discusso e emendato; una volta approvato a maggioranza (se parliamo di una legge ordinaria), lo stesso testo passa all’altro ramo del parlamento per l’approvazione definitiva.

Qualora venisse ancora modificato, ritorna alla precedente camera, fino ad una approvazione definitiva, dello stesso  testo, sia alla Camera che al Senato.

Il testo così approvato arriva sul tavolo del Presidente della Repubblica.

Se ci sono forti dubbi di costituzionalità, è sua prerogativa rimandarlo al parlamento, segnalando dove bisogna intervenire, altrimenti lo promulga.

Il parlamento che si vede rimandare indietro una legge non controfirmata dal Capo dello Stato, ha due possibilità: o la modifica in base ai rilievi del Presidente della Repubblica, o la riapprova così com’è e a quel punto il Capo dello Stato è costretto a promulgarla comunque.

Per non complicare troppo questa analisi, tralascio i decreti legge d’urgenza e la “fiducia”, di cui questo esecutivo e anche il precedente, hanno pesantemente abusato, sostanzialmente a scapito delle prerogative del parlamento.

Diciamo che con la promulgazione della legge da parte del Presidente della Repubblica e la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il provvedimento diventa legge dello Stato.

A questo punto il potere giudiziario deve applicarla nel merito.

E se la ritiene incostituzionale nonostante l’approvazione del Presidente della Repubblica?

Si apre così un contenzioso fra poteri dello Stato, e la nostra Costituzione prevede un organo di garanzia con l’esclusiva funzione di dipanare queste controversie: la Corte Costituzionale.

Questa è l’organo supremo, fra i nostri organi di garanzia, che giudica la costituzionalità o meno di una legge approvata dal parlamento.

Se la Corte Costituzionale da ragione al potere legislativo e giudica la legge rispondente ai dettami della Costituzione, il potere giudiziario dovrà applicarla, altrimenti verrà annullata (vedi Lodo Alfano).

La cosa che Berlusconi nella sua ignoranza non sa è che i giudici sono obbligati a rivolgersi alla Corte Costituzionale qualora ravvisino che una legge abbia aspetti incostituzionali.

Veniamo alle conclusioni:

1) se Berlusconi la smettesse di dover fare leggi per salvare se stesso dai suoi problemi giudiziari, avremmo risolto metà dei nostri problemi.

2) se i suoi avvocati, nonchè parlamentari, sapessero scrivere delle leggi accettabili, non avrebbero problemi costanti con la Corte Costituzionale.

3) se i suoi seguaci la smettessero di avvalorare ogni suo delirio di onnipotenza, forse si darebbe una calmata.

Per ultimo e per non dilungarmi vi dico chiaramente che i giudici della Corte Costituzionale, compresi quelli che fanno le cene con il premier, hanno dei curricula di primissimo piano, e non hanno assolutamente nessuna pregiudiziale politica.

Potete cercare su internet i curricula o, solo per questa volta, fidarvi di Jack sulla parola.

Jack

Violenza 2

Quello che è successo ieri a Milano non mi ha lasciato indifferente o meglio mi ha spinto ad unirmi alla provocazione lanciata  dal mio amico Jack utilizzando le parole di Mario Calabresi, che peraltro condivido:

Gli indignati a senso unico

Ci sono momenti in cui bisognerebbe abolire due parole: ma e però. L’aggressione di un uomo, in questo caso di un primo ministro, è uno di quelli. Di fronte alla violenza non possono essere accettate subordinate, ammiccamenti o tanto meno giustificazioni. Il giorno che la politica italiana tutta lo avrà compreso fino in fondo, allora sarà davvero matura.

Il volto ferito e pieno di sangue di Silvio Berlusconi non può che lasciare sgomenti, non riesco ad immaginare una persona seria o che ami definirsi democratica e perbene che possa avere una reazione diversa.

Se invece la prima cosa che passa in testa è pensare che se la sia cercata o meritata, allora siamo entrati in uno spazio in cui la dialettica politica è degenerata.

Abbiamo ricevuto numerose lettere di persone che spiegano l’accaduto e lo comprendono come reazione ad un governo che definiscono «xenofobo», «antidemocratico» o «razzista». Sono persone che mostrano di essere solidali con gli immigrati e i più deboli, sconvolte per gli attacchi di Berlusconi ai magistrati e preoccupate per la democrazia, ma non toccate da ciò che è accaduto ieri sera. Questo modo di ragionare mi fa paura: come è possibile mostrare sensibilità a senso unico, battersi contro le violenze e poi giustificare un’aggressione, essere democratici e pacifisti e provare soddisfazione per il volto tumefatto di Berlusconi. Significa che l’ideologia continua a inquinare le coscienze, ad oscurare le menti.

Si può pensare che il presidente del Consiglio sia inadatto a governare, essere convinti che le sue esternazioni contro gli altri poteri dello Stato così come contro gli organi di garanzia siano allarmanti e sbagliate, essere preoccupati per quelle leggi «ad personam» che rischiano di peggiorare lo stato della giustizia italiana, ma niente di tutto ciò può giustificare la violenza. C’è una linea che in democrazia non si può passare, un discrimine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è a cui non si può derogare. E dire che sembrerebbe essere chiaro a tutti: tanto che anche a sinistra si invita alla mobilitazione democratica in seguito ad ogni aggressione o violenza. Questo deve valere anche per il leader di un governo di centrodestra, anche per Silvio Berlusconi.

Da ieri sera i blog e Internet sono invasi da battute, ironia, festeggiamenti e dai deliri di chi ci spiega che se l’è cercata. Su Facebook sono già nati decine di gruppi di fans dell’aggressore, Massimo Tartaglia, che in poche ore hanno raccolto migliaia di sostenitori. La rete, purtroppo, mostra ancora una volta di raccogliere il peggio di noi, ma politici e giornali hanno il dovere di non dare sponde, di essere seri e di capire che le giustificazioni ci portano su strade senza ritorno e che non si può continuare ad alzare il livello dello scontro.

E questo riguarda non solo la sinistra ma anche il premier, la sua maggioranza e i giornali che gli sono più vicini. Da mesi quasi nessuno sembra capace di sottrarsi alla tentazione di alimentare il clima terribile in cui viviamo, l’Italia somiglia sempre più ad uno stadio in cui si sente solo la voce degli ultras che gridano mentre incendiano le curve. In questo scontro continuo, in cui si parla soltanto dei destini del premier, si è persa di vista qualunque considerazione sullo stato del Paese e sui suoi bisogni.

Il presidente del Consiglio, a cui va la nostra solidarietà sincera, speriamo sia così saggio da capire che proprio lui – l’aggredito – ora può fare la differenza: può abbassare i toni e aprire la strada per un confronto più civile e rispettoso. C’è da augurarsi che anche tutta l’opposizione lo capisca e sia capace di isolare chi delira.

di MARIO CALABRESI – 14 dicembre 2009

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