Monthly Archive for maggio, 2013

L’amore

Questo è l’ultimo post scritto da Franca Rame a Dario Fo sul Fatto quotidiano…………è di una bellezza folgorante.

CHI È DI SCENA…
Sono nata nel 1929.
Quando ero piccola, sette, otto anni, mi veniva in testa un pensiero che mi esaltava: morire.
Quando morirò?
Com’è quando si muore?
Come mi vestirò da morta?
Forse mamma mi metterà quel bel vestito che m’ha cucito lei di taffetà lilla pallido orlato da un bordino di pizzo d’oro.
“Sembri un angelo! Quanto è bella la mia bimba che compie gli anni!” mi diceva.
A volte mi stendevo sul lettone di mamma: vestito, calze, scarpe, velo bianco in testa, una corona del rosario tra le mani poste sul petto (tutta roba della Cresima), felice come una pasqua aspettavo che qualcuno mi venisse a cercare e si spaventasse…scoppiando in singhiozzi. “E’ mortaaa! Franchina è mortaaaaa?!” E tutti a corrermi intorno piangendo…arrivavano i vicini, il prete e tutti rosariavano in coro.
Arrivasse un cane di un cane. Nessuno spuntava.
Nell’attesa mi addormentavo. Continue reading ‘L’amore’

Dedicato

Sono giorni un pò così, cupi, in cui si fa fatica a riconoscere se stessi e quelli che ci stanno intorno, avevo voglia di dedicare questa canzone a Zoe, Maria, Samuele, Filippo e Caterina, in fondo se guardiamo il mondo e il futuro con un’altra prospettiva rispetto a molti è grazie a loro, sul “per sempre” non metto la firma, io si, sempre.

Che Guevara

Oggi niente post………..solo una frase:

In una rivoluzione, se è vera, si vince o si muore.

Ernesto “che” Guevara” de la Sierna

(0)

Considerazioni

I peggiori come sempre sono i politici che commentano i decessi, ieri quello del senatore a vita Giulio Andreotti, icona del potere e dei misteri italiani.

Non sono qui per raccontarvi chi era e che cosa ha rappresentato per più di 50 anni di storia repubblicana il Divo Giulio, ma per riportarvi alcune considerazioni, a partire dai commenti che ho letto di sfuggita.

Stefania Craxi:”processare Andreotti come capomafia è stata un’infamia”.

Giorgio Napolitano:”il suo operato lo giudicherà la storia”.

Berlusconi:”è stato un perseguitato dalla giustizia proprio come me”.

La verità è solo una: Giulio Andreotti non è stato processato come “capomafia” ma come “organico” a Cosa Nostra, reato per il quale è stato riconosciuto colpevole, ma prescritto, fino al 1980, per gli anni successivi, fino al 1992, è stato assolto per insufficienza di prove.

La storia non c’entra, ed è usata solo come scorciatoia, il processo non è stata un’infamia, è stato un atto dovuto nel “nome del popolo italiano”, e Andreotti è stato tutto tranne che un perseguitato.

L’ho già detto un’altra volta su questo blog: si deve rispetto per la morte di un uomo, ma la morte non assolve dalle responsabilità, non è un salvacondotto per le azioni compiute, la morte non esonera i vivi dal ricordare le storture e i misteri, spesso neri e depistati, che hanno contraddistinto la vita di Giulio Andreotti.

Valeva per Bettino Craxi, vale ancora di più per Giulio Andreotti.

L’agenda rossa

Si è spenta così, convinta che avrebbe finalmente conosciuto la Verità, che avrebbe rivisto il suo Paolo, che avrebbe lasciato sul tavolo l’agenda rossa.

Qui, in questo blog, nei suoi capitani, la Fede ha un significato costante, nello stare insieme, nel credere sempre nel Disegno, soprattutto nei momenti difficili, soprattutto quando ci sono da affrontare situazioni che richiedono coraggio, nell’altruismo, nell’amore reciproco, nello stringersi le mani, sempre.

Si è spenta Agnese Piraino Leto, moglie di Paolo Borsellino, di qua, in questi venti anni, ha visto rabbia, depistaggi, reticenze, ha sentito la mancanza dello Stato, quello Stato che suo marito ha servito fino a farsi ammazzare, di Là l’aspetta la Verità, non la verità degli uomini, non i disegni degli uomini.

Qui, in questo blog, il Capitano Jack continuerà con la sua domanda, quella che periodicamente torna, “Dov’è l’Agenda Rossa di Paolo Borsellino”?.

C’era lo Stato ai suoi funerali, lo Stato senza vergogna, quello che nega la verità e poi piange davanti alle telecamere.

In alto le vele oggi!

Fenice

Noi eravamo di ghiaccio e fuoco.

Il giorno che spararono Togliatti disse “state calmi, o succede una tragedia”

“La questione morale”

Quella mattina del 1984 io c’ero, con mio padre, e tante persone a piangere

se ne andava una speranza, di lì un precipizio continuo.

Ma noi abbiamo sempre creduto di essere i depositari della “questione morale”

aldilà e oltre tutte le nefandezze che venivano compiute nel nostro nome

noi eravamo altro, diversi, migliori.

Oggi nel nostro nome veniamo derisi, attaccati, insultati

siamo all’angolo, c’è gente che è da una vita all’angolo, ma noi no

noi abbiamo sempre potuto dire “noi siamo diversi”

Oggi veniamo superati da un branco in ordine sparso

violento nel linguaggio e nei modi

e noi questo non possiamo accettarlo

oggi qualcuno dice che questo non è il suo giro

per non ammettere che il suo giro è compiuto, finito, passato

pensano di averci portato via la dignità nell’emergenza

continuiamo a difenderci con le unghie, difendiamo noi stessi

da quelli che pensano che difendiamo il partito

siamo sgomenti

ma siamo sempre stati un popolo fiero, con le bandiere, le piazze

quelle che ci hanno portato via lasciandole riempire ai comici miliardari

noi non ci arrendiamo, sventolano le nostre bandiere, con onore, con coraggio

con le lacrime e la rabbia.