Informazione

Ho fatto appena un accenno alla contestazione che ha subito il Sen. Marcello Dell’Utri a Como, se non per marcare la distanza fra il mio modo di intendere il dissenso e quello di una delle firme di punta del Corriere della Sera, Pierluigi Battista.

Ho completamente tralasciato i fischi e la contestazione che ha visto protagonista Renato Schifani, Presidente del Senato, alla Festa Nazionale del Pd a Torino, durante un dibattito con Piero Fassino.

Il motivo principale è che sono daccordo con quei fischi, modo civile, di esprimere il proprio sdegno e la propria frustrazione, di fronte, a due rappresentanti del popolo  (tutto!), che continuano a nascondersi, a non rispondere alle domande dei magistrati e della gente, sul loro torbido passato, sull’intreccio che la loro vita e la loro carriera ha avuto con la Mafia per oltre un trentennio.

Siccome, nell’appiattimento totale dell’informazione, nessuno chiede conto a questi due soggetti, delle rare informazioni che li riguardano, e che vengono a sapersi quasi per caso: trovo giusto che la gente, quando possibile, scenda in piazza a fare domande, sperando di ottenere risposte, niente di clamoroso, soltanto la verità.

Basterebbe la verità, arma ormai impropria, per far sapere alla gente, chi è veramente la seconda carica dello Stato (Schifani), e che cosa significa realmente la condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa del Sen. Dell’Utri.

Sull’appiattimento dell’informazione faccio solo due esempi: la nota del Presidente del Senato (su carta intestata del Senato della Repubblica) nella quale dichiarava di mettersi a disposizione dei magistrati per chiarire la sua posizione; per quanto si dichiari estraneo ai fatti contestatigli, e non abbiamo motivo di non credergli, è stata praticamente ignorata.

Di questa nota, di enorme importanza istituzionale, parliamo della seconda carica dello Stato, hanno parlato solo il Fatto Quotidiano e L’Espresso, perchè?, Semplice: perchè le dichiarazioni di diversi pentiti che lo tirano in ballo in strani affari, in rapporti pericolosi, e frequentazioni compromettenti, sono state completamente omesse dai maggiori organi di informazione, sia cartacei che televisivi.

Il problema non è se Schifani sia colpevole o meno, questo io non posso saperlo, quello che tutti noi dovremmo sapere è che, con grande rispetto delle Istituzioni, Schifani si mette a disposizione della magistratura per chiarire la sua posizione.

Questo, “i servi a prescindere“, non possono dircelo, perchè non ci hanno detto, che Schifani ha qualcosa da chiarire.

Proprio ieri, un’altra notizia agghiacciante, relegata, quando presente, in trafiletti a pagine improbabili: sono spariti dalla Procura di Palermo i tabulati telefonici di uno dei partecipanti al depistaggio della strage di Via D’Amelio, Pietro Scotto, soggetto molto legato ai servizi segreti.

 Un altro tassello di verità che sparisce in maniera clamorosa e nel silenzio pressochè totale.

Questa informazione non ci serve a niente, non è più “il cane da guardia del potere”, è “il cane scodinzolante del potere”, come insegnano Minzolini e prima di lui Mimum, Rossella, Belpietro, Sallusti.

Oppure è il “cane da compagnia del potere”, come Battista, Franco, Ostellino, Panebianco, giornalisti da accarezzare  e compagni fedeli di una vita, passata ad annusare l’aria con la faccia di chi è un pò smarrito, per poi sdraiarsi comodi sui propri tappeti senza farsi troppe domande.

Per chiudere la questione sui fischi a Schifani e Dell’Utri, ricordo a tutti le parole di un grande Presidente della Repubblica, Sandro Pertini: “libero fischio in libero Stato“.

Jack

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