Ad Aziendam

Ho sempre creduto che le leggi “ad personam” fossero una delle cose che dovessero suscitare più sdegno nell’opinione pubblica, perché rispondono ad una logica impossibile da condividere: la “legge”, strumento supremo per regolare i rapporti fra i cittadini nella nostra Costituzione, viene piegata, di volta in volta, per l’interesse di un singolo. Invece  in Italia il “singolo” (sempre lo stesso!) ne beneficia nella più totale indifferenza della gente. Inutile fare l’elenco delle leggi, utile sarà magari un giorno, e al momento opportuno, smascherare chi si è piegato troppe volte al volere del Principe, e che un giorno si ergerà a paladino delle Istituzioni e della Repubblica, senza coerenza e sperando di farla franca, in un paese dalla memoria estremamente corta.

Le leggi “ad personam”, sono state pensate e studiate per Mister B., ma ne possono beneficiare tutti i cittadini di questo Stato. Ciò  a volte ha suscitato anche reazioni improprie da parte della stessa maggioranza che le aveva votate, che si  stupiva delle conseguenze.

Penso per esempio a quanti processi per “falso in bilancio” sono andati in fumo, grazie alla legge voluta fortemente dal neo vicepresidente del Csm Vietti (Udc), semplicemente per salvare Berlusconi da sicure condanne. Chissà quante volte nelle nostre aule di tribunale è risuonata la formula “assolto perché il fatto non costituisce più reato”, in quel “più” c’è tutta la vergogna della corte di Mr B.

Penso anche a quanti processi trasferiti per il legittimo sospetto (legge Cirami), ovvero la norma che consente la rimessione di un processo penale a un altro giudice, laddove sorga un dubbio fondato sull’imparzialità dell’organo giudicante.

Non potevano ricordarselo prima che, sempre e comunque, vale il principio che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, e quindi tutti i cittadini possono usufruirne in ugual misura???

In tutti questi anni mi sono stupito, arrabbiato, indignato e alla fine rassegnato………….Forse!

Ma ecco ancora una volta un colpo di teatro!

Si va oltre, si va ormai alla deriva: nel “decreto incentivi” (il numero 40), viene inserito, all’articolo 3 quello sulla “rapida definizione delle controversie tributarie pendenti da oltre 10 anni e per le quali l’Amministrazione Finanziaria (cioè lo Stato) è risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio”, il comma 2 bis che recita:”il contribuente può estinguere la controversia pagando un importo pari al 5% del suo valore”.

Quale azienda italiana rientra in questa casistica? Di sicuro la Mondadori di Silvio Berlusconi.

La storia è lunga e si trascina da 19 anni, la semplifico: quando Berlusconi acquisisce la Mondadori, sottraendola con una sentenza comprata a Carlo de Benedetti, cerca di riorganizzare il gruppo e attraverso diverse fusioni produce una consistente plusvalenza sulla quale non versa i dovuti tributi all’erario (secondo lo Stato).

Il fisco se ne accorge e inizialmente chiede il versamento di 200 miliardi delle vecchie lire di imposte dovute. Si apre così un infinito contenzioso che vede il gruppo di Segrate avere ragione nei primi due gradi di giudizio. Alla vigilia del terzo e ultimo, la Cassazione, ecco spuntare la norma “ad aziendam”.

Quello che lascia ancora più interdetti è che, nonostante la controversia con il passare degli anni abbia raggiunto la ragguardevole cifra di 350 milioni di euro (principalmente grazie agli interessi), il 30 giugno, quando la legge deve ancora finire il suo percorso parlamentare, perché visto che continuano a scrivere le leggi con i piedi, hanno dovuto fare un ulteriore passaggio in Parlamento, la Signora Marina Berlusconi, AD della Mondatori, fa mettere a bilancio l’importo di 8,6 milioni di euro, cioè il 5% dei 173 milioni di partenza, guarda caso proprio la cifra che grazie al papà le servirà per chiudere il contenzioso con lo Stato.

A questa leggina viene dato scarso risalto chiaramente, perché risulterà credo molto difficile far credere a questo popolo bue, che non sia una legge fatta da Berlusconi per Berlusconi.

Ma Silvio non deve disperare, qui noi ci beviamo tutto, sono 16 anni che lentamente, giorno dopo giorno, ci somministra il suo anestetico, che si sta trasformando, giorno dopo giorno, in veleno.

Jack ha solo un desiderio per se stesso e per tutti quelli che anche casualmente capitano sulla nostra barca, quello di non morire nel sonno.

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