25 luglio, voi dove eravate?

Ancora un articolo, stavolta un pò meno pesante, l’autore Maurizio Viroli è docente di Teoria Politica alla Princeton University, la scoperta del suo modo semplice, lineare, ed efficace di descrivere la realtà che ci circonda è tutto di Cilia e visto che tiene un blog sul Fatto Quotidiano, uno dei miei giornali preferiti se non si fosse capito, vi propongo questo articolo:

25 LUGLIO, VOI DOVE ERAVATE?
A giudicare da vari segni, potremmo essere, fatte le debite distinzioni, alla vigilia di un nuovo 25 luglio. Allora, nel 1943, Benito Mussolini, capo del governo, cadde per iniziativa di chi, fino ad allora, lo aveva sostenuto (il re e i gerarchi del fascismo); oggi, Silvio Berlusconi sembra barcollare sotto i colpi degli alleati di governo. L’eventuale caduta di Berlusconi non potrebbe che essere salutata come un evento positivo per l’Italia, a meno che, come qualcuno lascia intendere, non lasci Palazzo Chigi per il Quirinale.

Berlusconi è il centro di un vasto sistema di corte che dipende dal suo potere. Privato del governo, non sarebbe più in grado, come sta facendo ora, di controllare, premiare e proteggere le cortigiane, i cortigiani ed i suoi servi. Il sistema sarebbe di conseguenza irrimediabilmente incrinato. Anche se gli alleati causeranno la caduta di Berlusconi, dovranno rispondere ad una domanda che ogni cittadino ha il diritto ed il dovere di rivolgere loro: “dove eravate voi quando Silvio Berlusconi costruiva e rafforzava il suo potere devastando la libertà di tutti?”. Poiché dovranno ammettere che erano con Berlusconi e che lo hanno aiutato ad erigere il suo sistema di corte, dovranno avere la bontà di spiegare in che cosa e perché il Berlusconi del, poniamo, 2001-2006, sarebbe diverso dal Berlusconi del 2010 a tal segno che il primo doveva essere sostenuto, il secondo deve essere combattuto. È bene non dimenticare che senza alleati non avrebbe avuto la maggioranza per governare e l’Italia si sarebbe risparmiata quindici anni di degrado civile.

A parte il fatto che Berlusconi produsse da subito leggi pessime ed elevò corruttori di giudici e collusi con la mafia alle alte cariche dello Stato, resta il fatto che, fin dall’inizio, egli era al centro di un potere incompatibile – per la sua stessa natura – con la libertà repubblicana. Non occorre una particolare saggezza politica per capire che nessuna repubblica democratica è in grado di difendersi dal potere enorme di un uomo che concentra nelle sue mani una ricchezza sterminata, un partito personale ed un impero mediatico! Se non erano in grado di capire, e questo vale anche per parte dell’opposizione, almeno avrebbero potuto ascoltare coloro che seppero vedere bene, proprio perché erano veri liberali. Norberto Bobbio, per citare un solo esempio, scrisse a chiare lettere nel Dialogo intorno alla repubblica che Forza Italia era un partito eversivo.

I casi sono due: o questi signori non capirono per difetto di sapienza politica, e allora non meritano di essere leader e devono ritirarsi in buon ordine a svolgere attività più consone ai loro talenti; o capirono perfettamente e, gli alleati, decisero egualmente di sostenere Berlusconi, l’opposizione, di non combatterlo, allora sono tutti complici e, a maggior ragione, dovrebbero lasciare il posto ad altri che sappiano parlare un linguaggio davvero alternativo a quello berlusconiano e sappiano far seguire alle parole azioni coerenti.

Il presidente Massimo D’Alema ha rilevato che “la politica non si fa con il racconto, con il linguaggio, con la letteratura, con la poesia”. Dovrebbe sapere che la grande politica, quella che sa dirigere processi di emancipazione morale e civile, quella che servirebbe oggi in Italia, quella per esempio di Obama (che peraltro raccoglie voti e vince, mentre i realisti nostrani li disperdono e quindi perdono) non si fa soltanto con i ragionamenti (pur necessari). Dovrebbe sapere che in Italia non si avverte davvero il bisogno di nuovi calcoli, ma di rinnovate o ritrovate passioni civili.

Per tornare all’analogia dalla quale sono partito, l’emancipazione dal fascismo non si è realizzata certo il 25 luglio 1943, ma il 2 giugno 1946, quando, il popolo italiano, guidato da uomini che sapevano suscitare grandi speranze, decretò che anche la monarchia, che nel 1922 aveva chiamato Mussolini al governo e lo aveva sostenuto per vent’anni, dovesse andarsene. Così, l’emancipazione dal sistema berlusconiano non avverrà quando al governo ci saranno vecchi alleati insieme ad accomodanti oppositori, ma quando a guidare la Repubblica ci saranno donne e uomini che, alla domanda “dove eravate voi?”, potranno rispondere “dall’altra parte. Sempre!

viroli@princeton.edu

da il Fatto Quotidiano del 25 luglio 2010

Jack

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