Fiat

Dichiarazione di Marchionne, amministratore  delegato della Fiat:

Io vivo dopo Cristo, quello che è successo prima di Cristo non lo so e non mi interessa.”

Il riferimento è allo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco dove, per tenerlo aperto, il “dopo Cristo” Marchionne, chiede agli operai sacrifici sui salari e sull’orario di lavoro, altrimenti manterrà la produzione della Panda in Polonia, dove i costi di produzione sono minori, e lo stabilimento italiano chiuderà.

Favorevoli all’accordo i sindacati Cisl e Uil, il governo nella figura del Ministro Sacconi e Confindustria; contraria la sola Cgil e forse il Pd (indeciso come al solito…)

Il problema è molto complesso: da una parte ci sono da salvare migliaia di posti di lavoro, dall’altro bisogna difendere i diritti acquisiti dagli operai in decenni di battaglie.

Perchè, nonostante quello che dicono il Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e lo stesso Marchionne, non esiste un accordo sul singolo stabilimento: se l’accordo alle condizioni di Marchionne si farà, questo farà “giurisprudenza”, e non ci sarà modo di vincolare gli altri industriali ai vecchi accordi, diciamo, pre-crisi.

Gli operai iscritti ai sindacati sono stati chiamati ad un referendum, e la sensazione è che fra loro prevarrà il Si all’accordo.

Domenica, Eugenio Scalfari su Repubblica ha fotografato perfettamente la situazione: l’occidente “ricco e opulento”, in cui le condizioni di lavoro degli operai sono dignitose, è in forte crisi, mentre i Paesi in via di sviluppo come Cina, India e Brasile, dove le condizioni di lavoro degli operai sono pessime, sono in forte spinta.

E’ normale un riequilibrio economico.

Devono necessariamente salire le condizioni di lavoro degli operai dei Paesi a forte sviluppo, e scendere le condizioni di lavoro degli operai degli ex Paesi ricchi.

Il problema è che le prime saliranno molto lentamente, le seconde scenderanno molto velocemente, come sempre a vantaggio dei “padroni” e a discapito dei “lavoratori”.

Le dichiarazioni di Brunetta, che parla di “piagnonismo del Sud”, di Sacconi e di Marchionne, lasciano il tempo che trovano: nella storia moderna dell’Europa , una tale disuguaglianza sociale ha prodotto solamente rabbia e sangue.

Una tale miopia nel rapporto tra “padroni” e “operai” ha portato agli “anni di piombo”.

Questa è la storia e questi sono i fatti: non ho paura di una nuova guerra mondiale o del ritorno del terrorismo, ma semplicemente constato che il capitalismo, con queste regole di mercato, ha fallito.

Non è riuscito a produrre la cosiddetta “collaborazione di classe”, ma soltanto una sanguinaria “lotta di classe” quando non addirittura una “lotta inter classe”.

Jack

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *