Intercettazioni

Tre parole, e le parole sono importanti, lasciano sempre il segno, sempre hanno un significato ben preciso.

E su tre parole si basa tutta la mistificazione di questa maggioranza, che si appresta a varare la “nuova” legge sulle intercettazioni.

L’attuale legge parla di “gravi indizi di reato“, per poter disporre le intercettazioni telefoniche, quindi di un “fatto”, una violazione palese della legge, grave, per l’appunto.

La nuova legge vorrebbe cambiare queste tre parole in “evidenti indizi di colpevolezza“, quindi, in pratica, so che è stato commesso un reato e so quasi certamente chi l’ha commesso, a quel punto posso richiedere le intercattazioni.

Il trucco è che per “evidenti indizi di colpevolezza“, non c’è bisogno di intercettazioni, c’è direttamente l’arresto, per i casi che lo prevedono, o la richiesta al Gip.

Non posso entrare nel merito, non ho sufficienti competenze, mi interessa la semantica.

Perchè il ministro Alfano, da fine conoscitore della lingua italiana, vuole farci credere, confondendoci come al solito, che a chi si oppone a questa legge, è disposto a concedere il cambio dell’aggettivo cioè “evidenti“, ha detto testualmente “non mi impiccherò ad un aggettivo”.

In realtà il problema non è affatto nell’aggettivo, ma nel sostantivo, cioè “colpevolezza” invece di “reato“, ed è qui, in questa “sottigliezza” linguistica, insieme ad altre amenità, che sta la forte opposizione dei magistrati per questa legge.

E, come dice qualche eminenza del Pdl, nella loro irrefrenabile voglia di ascoltare quello che si dicono al telefono il premier e i suoi sodali, perchè Jack ve lo dice, se questa non è un’altra legge ad personam, ci va molto vicino e non difende la privacy di nessuno di noi.

Jack

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