Un mondo migliore è possibile

Oggi vi racconto una bella storia che ha scovato Serena leggendo l’Internazionale, quindi questo articolo avrà, per la prima volta su openjack, due autori.

Siamo a Riace, in Calabria, paese famoso per le due statue di bronzo ritrovate nel 1972.

Fino a qualche anno fa, spenti i riflettori, questo paese stava diventando una sorta di città fantasma, gli abitanti emigravano al nord o negli Stati Uniti in cerca di lavoro.

La svolta arriva nel 1998, precisamente il primo luglio.

Domenico Lucano, 51 anni, attualmente sindaco di Riace, allora insegnante, sta guidando lungo la costa e vede un gruppo di persone, appena scese da un barcone, camminare lungo la riva, proprio nel punto in cui vennero ritrovate le due statue.

Secondo Lucano è un segno:” il vento ci ha portato un carico speciale, chi siamo noi per rifiutarlo?

Si tratta di profughi curdi, Lucano li accoglie in paese, sono solo i primi, ne arriveranno altri, fuggiti dalle guerre e dalla povertà.

Da questa idea nasce Città Futura, un luogo dove i rifugiati e gli abitanti di Riace possono vivere e lavorare fianco a fianco.

Lucano non è iscritto a nessun partito, ma nel 2004 decide di candidarsi a Sindaco di Riace, basando la sua campagna elettorale su un’idea semplice: i più poveri del mondo avrebbero salvato Riace e, in cambio, Riace avrebbe salvato loro.

Ha vinto le elezioni.

Da allora Lucano assegna ai rifugiati le case vuote del centro storico medievale.

Gli stranieri ricevono vitto e alloggio e non pagano l’elettricità, in cambio devono imparare l’italiano e lavorare.

Le donne fabbricano prodotti artigianali e gli uomini ristrutturano le case, che poi sono date in affitto ai turisti.

A Riace vivono attualmente 220 immigrati e 1600 riacesi, gli extracomunitari aprono negozi  e mandano i filgi a scuola.

Dice fiero Lucano:” un luogo da cui le persone se ne andavano è diventato un luogo d’accoglienza“.

 Dopo la rivolta di Rosarno, Lucano ha rilasciato una intervista televisiva dicendo che Riace avrebbe accolto i braccianti africani che erano scappati.

Poco dopo, sono arrivati 3 ragazzi della Guinea. Lucano gli ha spiegato le regole: avrebbero ricevuto 2 euro al giorno per le piccole spese e 500 euro al mese per il lavoro che avrebbero svolto.

Lucano è riuscito a convincere sia gli anziani del paese, che avevano paura degli immigrati, sia i giovani, che temevano di perdere il lavoro.

Nell’autunno 2009 arriva a Riace il regista tedesco Wim Wenders.

Voleva girare un film sui profughi che sbarcano in Italia, ma ha finito per realizzare un documentario di 27 minuti su Riace e i suoi nuovi abitanti dal titolo “il volo“.

Poco tempo dopo, a Berlino, durante le celebrazioni per la caduta del muro Wenders ha detto:” la vera utopia non è la caduta del muro, ma quello che è stato realizzato in Calabria, a Riace“.

Questo post è liberamente tratto dal numero 833 anno 17 dell’Internazionale che, come sapete, è un pò una raccolta di articoli dal mondo.

Questo su Riace, in particolare, è stato scritto da Juliane Von Mittelstaedt, su Der Spiegel, rivista settimanale tedesca.

Un altro mondo è possibile, basta volerlo e crederci, da qualche parte, anche in questo paese, le parole solidarietà e fratellanza, hanno ancora un valore profondo. 

Queste due parole, superano gli steccati che la paura del diverso, degli extracomunitari in maniera particolare, sta provocando nella nostra società.

Una società sempre più chiusa ed individualista, dove ci sembra incredibile che, per conoscere una storia come quella di Riace, noi italiani si debba  leggere un giornale tedesco o sentire parlare Wim Wenders.

Riace diventa il nuovo simbolo di openjack e la bandiera arcobaleno sventola alta sul suo pennone.

In fondo nell’utopia di J&J, openjack è un barcone dove tutti possono salire e dove tutti possono trovare rifugio e libertà di pensiero.

Jack & Sere

Solo un  P.S., a firma di Serena…Quando ho letto l’articolo di Juliane Von Mittelstaedt tradotto su l’Internazionale, ho provato un fremito di commozione e insieme di speranza. Era finalmente la risposta alla citazione di Corrado Alvaro che apre il libro “Fratelli di Sangue” di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso sulla ‘ndragheta : ” La disperazione peggiore di una società èil dubbio che vivere onestamente sia inutile“. Quando lessi questa frase pensai subito di commentarla per Openjack, per spiegare che  credevo riflettesse appieno la sensazione di rassegnazione che a volte mi pervade pensando alla nostra società, e che spesso mi sembra pervadere tutti noi. Mi sbagliavo, quella frase deve essere uno stimolo per tutti noi, e la piccola grande storia di Domenico Lucano è un esempio di come nella vita “normale”, un pensiero “normale” e “semplice” di una persona “normale”, se supportato dalla volontà e dalla motivazione,  possa camabiare la nostra vita e quella degli altri, possa cambiare un piccolo pezzo di società. Devo, dobbiamo, assolutamente cercare di non dimenticarcelo mai, e riflettere sempre, nella nostra vita quotidiana, su quello che possiamo fare, concretamente, per l’Altro. Perchè di certo possiamo fare qualcosa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *