…lacrime di fine d’anno.

…anche Cilia si appresta a lasciare un post sul blog di Jack, non avrei mai pensato di scrivere un post “serio” non è nella mia indole di pupazzetta perennemente con  la testa tra le nuvole, che i pensieri grandi li tiene sempre dentro in un angolino del cuore e della mente, legati stretti stretti ad un grosso punto interrogativo, chiedendosi di continuo se ha le risorse giuste  per saperli affrontare nella maniera corretta.

Di solito la mattina, dopo aver fatto colazione, è mia abitudine dare una letta on-line ai giornali, giusto per sapere cosa succede intorno a me, sia nel “cerchio più piccolo”, sia nel “cerchio più grande”, ieri mattina aprendo la pagina di Repubblica un titolo mi ha scosso: Quel ragazzo senza braccia sul treno dell’indifferenza,  l’ho letto una prima volta per conto mio, incuriosito dal mio continuo borbottare Jworld mi ha chiesto di leggerlo ad alta voce per capire cosa in quel momento mi turbasse.

L’esercizio di lettura  a voce alta, nella stessa modalità consueta ai tempi della scuola dell’obbligo, al tavolo della cucina ma con un “sussidiario” elettronico, ha scatenato in me emozioni forti, come quando vedi un film al cinema, le immagini scorrono e una voce narrante ti racconta i fatti passati e presenti, ed a questo punto il narratore si è messo a piangere, come le accade spesso al cinema ma questa volta le lacrime non erano spensierate ma amare, sdegnate, addolorate.

La pupazzetta si è iniziata a domandare: possibile che in un vagone che conterrà come minimo 25 persone, solo e soltanto un ragazzo ha preso le difese del passeggero disabile, mi sono chiesta se fossi stata io al posto loro come mi sarei comportata, forse avrei inizialmente protestato e poi dato  i 50 €  per far finire il “miserevole spettacolo” della piccineria dei due solerti dipendenti delle Ferrovie dello Stato ed dei due cinici agenti della Polfer, ma poi mi domando se questa soluzione non sia una risposta di comodo, ed invece ognuno di noi dovrebbe misurarsi con i pregiudizi e le norme di comportamento sbagliate che ormai sono diventate lecite.

Mi spiego meglio, in una società che ci vuole tutti belli, perfetti ed omogenei, siamo pronti a difendere il diverso, a non vergognarci di fronte ad un  muro di indifferenza, dettata peraltro, dalla paura di venire esclusi dall’insieme principale, sappiamo guardare negli occhi l’altro nel momento in cui solo ed inerme, si vede attaccato da due lavoratori fedeli solo alle norme del regolamento e da due rappresentanti dello Stato preoccupati solo di non sollevare un polverone; non ci deve muovere la commiserazione, è lo sdegno che ci deve risvegliare la coscienza, l’altruismo che ci deve far alzare in piedi e rischiare di essere giudicati dagli altri animi inerti.

Oggi mentre scrivo il post, sul sito di Repubblica i commenti lasciati dai lettori sono più di 2300, la maggior parte sono riflessioni simili alle mie……la speranza di fine d’anno è che non siamo soli!!

Adesso torno da cip&ciop, il segno di speranza che la vita ci ha regalato.

cilia

Una risposta a “…lacrime di fine d’anno.”

  1. Cilia,
    ho fatto esattamente le stesse riflessioni amare.
    Questa Italia attuale mi spaventa abbastanza, da farmi riflettere sul possibile rientro al quale sto lavorando sodo da qualche anno.

    Mi hai chiesto il motivo per cui leggo questo blog… perchè mi da speranza.
    Speranza che quelle persone colme di piccineria e razzismo che incontro quando vengo per brevi visite, siano la minoranza. Per un pò anche io sono stata zitta. Perchè mi sentivo ospite e perchè non volevo alzare un polverone. Poi non ce l’ho fatta più e ora ho ritrovato la mia voce.

    Openjack racconta la gioia di tutti i giorni ritrovata nei piccoli gesti, la rabbia di vedere la propria Italia distrutta mattone per mattone e la voglia di cambiare anche se solamente una persona alla volta.

    Grazie

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