Oggi che soffrite

Arriva il giorno in cui fai i conti con il dolore degli altri, delle persone a cui vuoi bene, cerchi di capire se c’è una scala, perchè alcuni dolori ti fanno soffrire di più ed altri di meno, ti senti cinico, spietato.

Ma è l’arte di essere un pirata, di cuore e di parole, trattare con allarmante semplicità le cose che ci distruggono, far sembrare importanti le cose che non lo sono, lanciare una provocazione solo per vedere la reazione, mescolare le carte, alzare una nebbia così fitta che vi impedisce di vedere oltre.

Tutto per coprire e coprirmi, perchè il cuore di un capitano deve essere pieno ma sembrare vuoto, la sua mente contorta ma di razionale semplicità, il suo animo libero soprattutto quando è perennemente inquieto.

Il capitano deve essere guardingo, attento a quel gesto, quello che non si vede, quella nuvola lontana sull’orizzonte, che nessuno vede e che nasconde una tremenda tempesta, che per il solo fatto di essere Jack, devo vedere prima, sempre un attimo prima.

E riempirmi di sensi di colpa per non essere arrivato in tempo, con la sensazione di non essere mai in tempo, che il tempo passi e io sia fermo a scrutare l’orizzonte per vedere quella nuvola, cercare quella parola.

Quella parola è là, è sempre la, speranza, c’è chi dice che sia più importante della Fede e della Carità, è una parola molto laica, avvolta nel mito, è il nome che darò alla mia prossima barca, o alla mia prossima bambina.

Non perdete la speranza.

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