Per Marco

C’ero quel giorno, anzi, forse da quel giorno non ti ho mai più lasciato, ho solo frammenti di memoria, mi ricordo il dolore di Sere per il tuo dolore, mi ricordo la faccia delle tue sorelle, mi ricordo che sei uscito dalla Chiesa suonando il clacson e ho pensato che dovevi essere fuori di testa.

Ho sentito quella sensazione che provano tutti quelli che ti conoscono, che incrociano la tua vita: lealtà, rispetto, stima, affetto, la costante consapevolezza di potersi affidare a te, perchè qualunque cosa ti venga affidata tu la custodisci gelosamente e fino in fondo, con la rara capacità di anteporre a te stesso sempre quello che hai promesso, per quanto duro possa essere, per quanto difficile possa sembrare, tu non molli mai.

Mi ricordo il periodo in cui vi inseguivo convinto che foste irraggiungibili, che volevo conoscervi, ma che non ci saremmo mai trovati, che eravamo galassie lontane, tu ed io, severi, rigidi, fermi, inconciliabili.

Mi ricordo quella corsa nel parco………..te la ricordi vero?……………e così ho smesso di essere figlio unico, ti ho affidato le due cose più importanti che sono riuscito a creare con il Suo aiuto, ti affido ogni cosa difficile da dire anche a me stesso, ogni dolore, in una corsa costante fianco a fianco.

Mi ricordo un 24 Dicembre che sono venuto a salutare tua madre, e quella mattina che ho chiamato per consolarti e sono scoppiato a piangere al telefono con Cecilia, un dolore sordo mi aveva trafitto il petto.

Abbiamo ancora tanta strada da fare e queste sono solo poche parole, scelte con cura, ma ne potrei trovare ancora a migliaia, tu guardami sempre negli occhi se vuoi la verità, non venire mai a vedere il bluff, sono pur sempre un pirata……

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