Siamo ancora qua……

Questo pezzo è stato scritto qualche giorno fa, era destinato ad una rivista sulla quale ogni tanto scrivo e che mi aveva chiesto un pezzo per questo giorno di memoria collettiva, poi le parole sono sfuggite al mio controllo, per loro ne ho scritto uno più soft, questo lo lascio per questa nave della memoria, è più sentito dell’altro, quindi più vero.

Si avvicina come ogni anno l’anniversario del martirio di Paolo Borsellino, e come ogni anno mi siedo di fronte al computer per ricordarlo, come ogni anno ci sono cose che vorrei scrivere, cose che vorrei che tutti sapessero, di cui tutti capissero l’importanza e poi mi fermo, magari lascio una citazione o una canzone. Quest’anno è diverso, si è riaperto il processo di Caltanissetta sulla strage di Via D’Amelio, uno dei più grandi depistaggi di Stato di questa Repubblica, Antonio Ingroia ha lasciato la magistratura, è morta Agnese Piraino Leto, moglie di Paolo. Il tempo passa e la verità sembra essere sempre più vicina eppure è sempre così lontana.

Sono anni che ci penso, sono anni che avrei voluto trovare il coraggio di scriverlo, il coraggio di dirvi perché Paolo Borsellino intreccia la mia Fede in maniera determinante, perché considero nel profondo di me stesso Borsellino come (un apostolo di) Cristo, qual è il percorso per questa riflessione.

Mi immagino la faccia di chi leggerà quel “come”.

Questo articolo sarà confutabile in ogni sua parte, come sempre, e come sempre le parole saranno scelte con cura, ma nonostante la cura che potrò metterci lo sgomento sul vostro viso potrebbe restare tale, anche la disapprovazione.

Perché lo so quello che pensate, Cristo è intoccabile, inviolabile, imparagonabile, ma ogni cristiano nonostante la Fede è sempre alla ricerca di un segnale, di qualcosa di concreto che dia fiato alle “cose” in cui crede. Solo così si spiega una Fede “strana”, fatta di devozioni, quella che per esempio porta a confondere i Santi con Cristo, quello che spesso impedisce alla gente di capire che i Santi sono “solo” uno strumento del Signore, che per la nostra Fede dobbiamo pregare solo Cristo, non “intermediari”, il Signore ascolta chiunque gli parli con il cuore veramente aperto, dal più umile dei fedeli al Papa, con la stessa attenzione, lo stesso Amore.

C’è un momento particolare, quando Gesù (Lc 22:42) dice “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia volontà, ma la tua”, che mi ha insegnato questo passaggio? Che Cristo è un uomo, che ha le debolezze degli uomini, che ha paura e che nonostante avesse la possibilità di chiedere di salvare la sua vita terrena è conscio della sua missione, sa che il suo sacrificio è fondamentale, sa che dovrà compiere il suo dovere fino in fondo, sa che dovrà salire sul Golgota portando sulle spalle la sua croce e sa che dovrà morire lì, in modo che si compia il “disegno”, solo dando la sua vita per noi, solo morendo in Croce salverà la vita di tutti noi, ci darà la speranza, ci donerà la Fede.

Il 23 Maggio 1992, giorno della strage di Capaci, Paolo Borsellino capisce che toccherà a lui, sa che è solo questione di tempo, potrebbe allontanare “l’amaro calice”? Potrebbe, ha paura? “Solo i cretini non hanno paura”, ma sa perfettamente che la sua missione su questa terra finirà con il suo martirio, che la gente crederà solo se si farà ammazzare a Palermo, che il suo dovere è quello di restare, che deve compiere il proprio dovere fino in fondo, a qualunque costo, che solo cercando instancabilmente la verità ci lascerà come eredità questa sete di giustizia che ci secca la gola.

Vi racconto i 57 giorni, con poche parole, con la fretta, la bramosia della ricerca, di capire, l’incontro con Tinebra (appena divenuto procuratore a Caltanissetta e titolare dell’inchiesta sulla strage di Capaci) e la comprensione che non sarà mai ascoltato a Caltanissetta come testimone, l’incontro con Gaspare Mutolo, da prima osteggiato e impedito dal procuratore Giammanco, Mutolo l’autista di Totò Riina quello che fa il nome di Bruno Contrada, e poi il fascicolo “Mafia e appalti”, e poi l’incontro con Liliana Ferraro che l’avverte che lo stato colpito dall’omicidio Lima ha reagito come una bestia ferita e si è messo a trattare, e il misterioso incontro nella caserma Carini, quindi non in procura, fra Paolo Borsellino, il gen. Mario Mori e il maggiore De Donno carabinieri del ros, gli stessi che stanno contattando Vito Ciancimino negli stessi giorni. Ho letto talmente tanto che non immaginate neanche quante cose potrei ancora scrivere, voi al suo posto non sareste fuggiti?

Sapete in quale frase si identifica perfettamente la sintonia di vedute sull’essere uomini dello Stato per Paolo Borsellino e Giovanni Falcone? Questa:”occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perchè è in ciò che sta l’eesenza della dignità umana”.

p.s. Adesso, come ultima cosa vi racconto come funziona la mia memoria, in un episodio.

Un amico qualche giorno fa compra l’Espresso, lo sfoglio come sempre, gli occhi mi si fermano a pag. 21, colpiti da un piccolo trafiletto:”Raul Gardini, il gladiatore”, leggo, pare che Gardini intrattenesse rapporti stretti con esponenti di spicco della struttura stay behind Gladio, qualcuno ipotizza ne facesse addirittura parte, per esempio insieme a Cossiga e ad altri politici, a molti noti massoni.

Mi ricordo qualcosa, quando la Calcestruzzi spa del gruppo Ferruzzi con a capo Raul Gardini si quotò in borsa uscì un ‘intervista di Giovanni Falcone che misteriosamente diceva:”oggi la mafia si è quotata in borsa”, lo sapeva già, anni dopo si è scoperto che nella calcestruzzi spa erano conflutiti enormi capitali mafiosi, così nella mia testa faccio il collegamento: Mafia, Gladio, massoneria, imprenditori, politica. Un intreccio diabolico, Paolo Borsellino aveva perfetta coscienza che da solo non poteva vincere questa battaglia, per questo si batteva e parlava sempre di rivoluzione culturale, parlava del “fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale”, per questo Paolo Borsellino sapeva che doveva morire, altrimenti ogni maledetto 19 Luglio noi non saremmo qua, a cercare di fare il nostro dovere fino in fondo, a sventolare un’agenda rossa, a non accettare compromessi morali, raccomandazioni, facilitazioni, per questo Paolo Borsellino, vediamo come chiudere, con le parole giuste, mi indica la strada da seguire tanto quanto Cristo che sale al Golgota.

 

 

 

Una risposta a “Siamo ancora qua……”

  1. ho colpevolmente disertato openjack per tanto tempo, forse perchè pensavo che avere jack in persona dentro casa bastasse…
    …non basta… perchè quando leggo articoli come questi sento tutto insieme l’onda dell’ammirazione e dell’orgoglio…sono pochi che sanno queste cose…molti meno quelli che sono capaci di “sentire”..grazie a Dio uno è il padre delle mie figlie…

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