Cambiare

Manco almeno dall’elezione del Presidente della Repubblica, quell’elezione che ha scatenato la dissoluzione del Partito Democratico, che se non avviene ora è solo per ignavia o paura. Bisogna prima chiarire cosa vuol dire fare parte di un partito, essere un partito: lealtà, disciplina, rispetto dei ruoli di maggioranza e minoranza fisiologici, (solo nei partiti “padronali o personali” si deve obbedienza cieca, chi ne fa parte smaterializza se stesso per obbedire a qualunque comando, in un modo fascista di gestione della vita interna e del dissenso).

Ho una visione alta dei concetti di partito e democrazia, così come del concetto di finanziamento pubblico ai partiti, che trovo talmente tanto necessario, da assumere posizioni estreme.

Per quello che è successo e per la rappresentanza nel governo, noto che si apre un grande spazio a sinistra, ma non una sinistra populista, di pancia, dagli slogan e toni insopportabili, dalle frasi ambigue e dalle imposizioni mascherate da voti web, questa è ancora una democrazia rappresentativa e parlamentare, ed è in questo solco che dobbiamo stare, perchè è un solco tracciato per noi dalla nostra cultura, da quello che siamo stati e che saremo, non è la cultura di “vedrò”, ma di farò.

Molti si stupiscono perchè il dissenso interno, manifesto, in seno al Pd, non si sia trasformato in un voto di sfiducia al governo Letta, molti si stupiscono perchè arrivano ora alla politica e si definiscono rivoluzionari, e quindi non capiscono, perchè non possono, che il dissenso in Aula non è ammesso.

Civati è uno dei giovani del Pd più visibili e più interessanti, ma commette un errore di fondo, se sei in aperto dissenso con il tuo partito, e non su una questione piccola, ma su una dirimente, come la fiducia  ad un governo, devi trarne le conseguenze, lasciare il tuo posto, non per entrare nel gruppo misto (quello degli ignavi), ma per tornare a fare politica sul territorio, in attesa del congresso, lì, internamente potrai esprimere tutte le tue perplessità, e se convincerai, far passare la tua linea, magari di minoranza, se non sarai convinto, uscendo dal Pd.

Oggi io sono di fronte ad una scelta, che non è legata al governo dell’inciucio, perchè questo non è un governo dell’inciucio, questo è un manifesto politico, è la nascita di una nuova coalizione, moderata, che potrebbe funzionare, se non fosse che c’è sempre il Caimano in agguato, e mi affido alle parole di Quagliariello quando dice:”Berlusconi ci ha imbarcato su questo gommone, ma sta lì pronto con lo spillo appena gli farà comodo”.

In un post di tanto tempo fà dissi che avrei votato per chi avesse messo la lotta all’evasione fiscale, alla corruzione, ai conflitti di interessi e alle Mafie, poi mi sono fatto attrarre dal canto delle sirene, me lo rimprovera mia moglie, e io mi sento in colpa per averla convinta a votare Pd, mi sento in colpa per aver portato un solo voto al Partito Democratico.

Arrivo a dire che questo governo, supera la stessa futura leadership di Renzi, la cui presenza che sembrava salvifica, si dimostra da subito inutile, il suo progetto è realizzato senza che lui ci metta la faccia, per lui parlano i tradimenti e le slealtà, e ve lo ripeto: il concetto stesso di partito democratico, su questa strada io non posso seguirvi, l’essere giovani e con la faccia pulita, non basta. Non basta neanche che, come dice qualcuno:”dice cose giuste” e aggiungo nel modo giusto, non basta più.

Siamo arrivati di nuovo di fronte ad un bivio, abbiamo di nuovo davanti una strada stretta, ma per quelli come me è l’ultima chance, se le nostre strade si separeranno, sarà importante farsene una ragione, lo stesso percorso travagliato che per molti di noi ha significato l’approccio al pd, l’adesione al pd, oggi mi porta a scegliere di andare altrove, in una nuova sinistra, che sono sicuro nascerà intorno al nome di Barca, che non sarà quella di Vendola e men che mai quella di Grillo.

Hasta la victoria siempre.

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