Non nel mio nome

Quei pochi che mi conoscono sanno la mia storia, sanno da dove vengo e dove sono arrivato.

Non tutti sanno che nel 1995 entro a far parte della FGCI, salgo velocemente, arrivo al momento di dover scegliere, scelgo di andare via, lascio la FGCI e l’attivismo gratuito e passionale, non lascio la sinistra, non lascio la bandiera di “Che” Guevara, lascio la politica che vuole impedirmi di scegliere.

Lascio per le parole che erano le parole d’ordine: “massimalismo”, “settarismo”, “elitarismo”, “duri e puri”, non potevo essere così, ed era giusto in quel momento fare quella scelta.

Combattevo ogni giorno con un padre che in quelle parole credeva profondamente, se gli dicevo:”spiegami” mi rispondeva “non c’è niente da spiegare”, io lo ammiravo: per correttezza, determinazione, convinzione, onestà, per la profonda ideologia.

Ieri parlavo con Alice, ha votato Grillo, votava Idv, mi accusa di essere un moderato, lo fa sempre, mi piace la sua passione, dice che mi sono arreso, non sa quanto mi è impossibile arrendermi, è che in quell’aula voterei sempre secondo coscienza, anche se la maggioranza fosse contro la mia decisione. Per questo sono rimasto fuori.

Però, al netto delle boiate che dice Grillo e i suoi Parlamentari e il suo “house organ” il Fatto Quotidiano (che comunque continuo a comprare e leggere), e dal mio punto vista sono tante, non smetterò di scriverne: Alice mi ha fatto capire lo spirito del Movimento, e quello che per me era incomprensibile, per lei è scontato, ed è così diventato chiaro.

Il gruppo ha deciso di votare scheda bianca, chi vota secondo coscienza ha tradito, è giusto così, dovrebbe, non essere espulso, quella è vecchia politica, dovrebbe dimettersi di sua spontanea volontà e lasciare il posto a chi è disposto ad accettare le decisioni della maggioranza anche quando non le condivide.

Questo vuol dire far parte di un “partito”, accettarne le regole, accettare e sottostare al volere di una maggioranza, questo è in generale vero per i partiti “normali”, non lo è per i partiti “padronali” e “personali” che in questo ventennio hanno infestato la politica italiana, devastando nel profondo il concetto di politica e di democrazia.

E’ da queste macerie, oltre che dal disagio sociale crescente, dalla crisi economica, che nasce il “partito massimalista” dell’M5s.

Le differenze storiche, e la vera sconfitta di questo paese è che in pochi le conoscono, o hanno gli strumenti per conoscerle, stanno principalmente nella cultura e nella disciplina, cultura di partito da un lato, cultura generale dall’altro. Il PCI ti formava, ti faceva crescere nelle sezioni, ti testava affidandoti il “potere” piano piano, e ti instradava all’obbedienza all’ideologia e alla fideistica disciplina del partito.

Per la Dc era sostanzialmente la stessa cosa, con l’aggravante dell’uso confuso e punitivo di un Dio politico, che puniva i peccatori che nell’urna disobbedivano, era una specie di confessionale laico, per quarantanni ha funzionato: quando è venuto giù il muro di Berlino, il comunismo, e l’intero paese, i cattolici si sono dispersi, ed è stato, ed è giusto così.

Il problema di essere un partito “massimalista” oggi? Non ne vedo, vedo altre problematiche più stringenti, prima fra tutte: nonostante quello che dicono e scrivono Grillo e Travaglio, l’M5s ha raccolto principalmente un voto di protesta e di rancore politico, credo che forse un quinto dei suoi elettori abbia letto il programma del Movimento, il restante, ed è tanta gente, è stata maggiormente attratta dagli slogan “tutti a casa”,”arrendetevi”, “siete tutti morti”.

L’implicazione è che una volta entrati, per scardinare il Parlamento, ci vogliono più numeri, ci vuole più cultura, più disciplina.

I numeri si possono fare velocemente, se si vota a Giugno vedrete, per la cultura e la disciplina ci vogliono, con la buona volontà, almeno due legislature complete, altrimenti le varie anime del Movimento possono essere tenute insieme solo con la “forza”, ed è il pericolo che avvertono Grillo e Casaleggio, che infatti fanno calare “dall’alto” due “consulenti”.

Il “votare di volta in volta” poteva funzionare con altri numeri e poteva permettere al Movimento di formarsi nell’ombra delle Istituzioni magari con qualche lampo, questo exploit, li obbliga a crescere in fretta, troppo in fretta, nella sua pancia c’è di tutto, e questo rende più difficile il percorso verso il 100%, vero obiettivo di tutti i “partiti” massimalisti, mi ha colpito un commento sul blog di Grillo:”come avete potuto far eleggere Grasso, guardate che vi ha votato anche gente di destra”.

Quindi la partita è chiusa, la scelta di Grasso, a differenza di quello che pensa lui, non aiuterà Bersani, lo dimostrano i due “consulenti”, nel breve la disciplina imposta funzionerà, sul lungo la vedo più difficile, ma Bersani non ha questo tempo.

Per questo ho appeso la bandiera di “Che” Guevara al mio balcone, per ricordarmi di quando ero giovane, di quando credevo e credo ancora che “uno non vale uno”.

Grillo cita Gaber, lo faccio anche io nel mio piccolo.

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