piangiamo insieme………….

In questi giorni scrivo molto, poi mi è capitato questo articolo, forse non c’entra con il blog, ma mi sono dovuto fermare, quando hai i figli piccoli tutto il mondo cambia prospettiva, non puoi non fare i conti con le lacrime che certe notizie provocano, col dolore che può suscitare il solo pensiero……i bambini producono sempre emozioni strepitose e uniche che solo chi ha la fortuna di vederli crescere quotidianamente può capire…..vi lascio con le parole del poeta……..ricordate che “i piccoli dolori sono loquaci ma i grandi tacciono stupefatti”.

Eutanasia di un bambino, shock a Londra
da Repubblica — 16 novembre 2009 dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA – Lo hanno fatto morire perché smettesse «di soffrire»: ma è una vicenda in cui hanno sofferto tutti quella che si è conclusa mestamente in un ospedale inglese, e per i vivi le sofferenze non sono ancora terminate. “Baby R. B.”, come lo chiamavano i media nazionali, essendo vietato per legge identificarlo pienamente, è spirato venerdì, con i genitori stretti attorno al suo lettino, quando i medici hanno interrotto il polmone artificiale e le altre forme di assistenza che lo avevano aiutato a respirare da quando era nato, tredici mesi or sono, con una grave forma di disabilità fisica. Il suo cervello, tuttavia, era perfettamente normale, e questo fatto ha creato un conflitto a lungo insanabile tra la madre, d’ accordo con le autorità sanitarie nella decisione di non protrarre oltre l’ accanimento sul suo corpicino, e il padre, viceversa orientato a tentare complicati e rischiosi interventi chirurgici nella speranza di metterlo perlomeno in condizioni di essere trasferito a casa. Il dissidio trai due genitori è risultato irrisolvibile e il caso è finito all’ Alta Corte di Londra, dove i giudici si apprestavano a emettere, secondo gli esperti, un verdetto probabilmente favorevole alla madre, dunque a staccare il polmone artificiale. Senonché, al settimo giorno di udienze, all’ improvviso il padre ha cambiato parere, ha accettato il punto di vista di sua moglie e dell’ avvocato che la rappresentava, interrompendo la battaglia legale per cercare di tenere in vita suo figlio. K. M. e A. B., la mamma e il papà, anche loro rimasti anonimi per proteggerne la privacy, metteranno fine al loro matrimonio, che non ha resistito alle tensioni di un anno segnato da un dolore così straziante. Ma sono rimasti vicini nel momento decisivo, quello in cui hanno detto addio, in ospedale, al loro bambino, dopo avergli fatto indossare un vestitino nuovo. «Quando i medici gli hanno tolto il tubo, lo stavo coccolando», ha raccontato la madre alla stampa nazionale. «È stata una sensazione incredibile vederlo senza tubi attaccati al viso, da tanto tempo non avevo più visto così bene il suo volto. L’ ultima cosa che gli ho detto è stata che lo amavo e che sarei stata sempre lì per lui». La donna ha dichiarato che suo figlio era ormai diventato «una cavia» sulla qualei sanitari provavano ogni tipo di cura. «Dovevo lasciarlo andare pur di non farlo più soffrire», ha detto. «Non sono pentita. Non volevo che provasse altro dolore. Chi mi giudica non sa quanto sia stato difficile. Avremmo potuto interrompere le cure quando aveva quattro settimane, ma non l’ abbiamo fatto e abbiamo combattuto per lui. Ho apprezzato ogni minuto e ogni secondo che ho avuto accanto a mio figlio». Il bambino era nato con una sindrome miastenica congenita che limitava la sua capacità di respirare normalmente e di muoversi. Il suo corpo era praticamente immobile e i medici dovevano continuamente aspirare le sue vie respiratorie per rimuovere fludi e muco, un trattamento doloroso e fastidioso. Il padre voleva che venisse sottoposto a una tracheotomia, ma secondo i medici l’ operazione avrebbe soltanto garantito al bambino un futuro di operazioni, procedure mediche e altro dolore. Alla fine, in tribunale, l’ uomo si è convinto che avessero ragione e ha desistito. I genitori, entrambi sotto i 30 anni, avevano smesso di lavorare per prendersi cura del figlio. «È impossibile, per chi non ha vissuto una situazione come questa, immaginare che impatto abbia avuto su questa giovane coppia», ha commentato il giudice al termine dell’ udienza. «In un attimo tutte le speranze e i sogni che avevano per il loro bambino sono andate distrutte e sono state sostituite da una vita di preoccupazione, stress, stanchezza, confusione e senza dubbio grande tristezza».

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