‘SINGLE’ quale vocazione ?

La prendo un po’ alla lontana, al tempo dei miei genitori, anni a cavallo della 2° guerra mondiale, una persona di 20 anni (oggi lo chiameremo ragazzo a quei tempi erano uomini e donne fatti e finiti) aveva davanti a se, grosso modo, queste alternative:

  • sposarsi … dove ? … in Chiesa che domande,
  • vita consacrata,
  • carriera militare … a volte non mettendo su famiglia,
  • essere donne non sposate … cioè essere considerate zitelle

So di avere semplificato le possibili scelte che all’epoca si ponevano di fronte ad un giovane in procinto di mettere i piedi fuori casa, ma questi esempi coprivano quasi la totalità delle alternative che si paventavano allora ad un giovane.

Oggi per fortuna per alcuni o per disgrazia di altri, sono caduti molti pregiudizi e costrizioni implicite o meno, che imponevano alternative “poco sentite” nel paniere delle possibilità. All’alba del terzo millennio sempre più spesso le scelte avvengono attraverso una consapevolezza che ricorda la “vocazione” religiosa anche se si applica in ambito laico.

Quello che a mio avviso è mancato negli ultimi 30 anni, affinché un giovane di oggi riuscisse a discernere la propria vocazione, è la preparazione a tale scelta che gli Istituti preposti, Famiglia, Chiesa, Stato avrebbero dovuto ‘curare‘ e non guidare sui binari forzati del passato.

Peggio che applicare modelli antichi ci sia non applicare nessun modello, mi sembra che nel tempo le varie “agenzie educative” hanno sempre più, abdicato al loro ruolo, lasciando le famiglie sole in questo arduo compito che è la crescita dei propri figli e quindi dei futuri uomini, donne e non ultimo cittiadini (italiani o del mondo fate voi), in grado di compiere in modo consapevole le proprie scelte di vita … in una parola la propria vocazione.

Quello che vorrei sottolineare è l’inadeguatezza cosiddette vocazioni laiche Cristiane che faticano a incarnare la realtà che di fatto viviamo ai giorni nostri, vengo quindi alla domanda-riflessione che mi/vi pongo in questo articolo:

quali “vocazioni” possibili ?

Ci sono, dal mio punto di vista, due modi per approcciare ‘la materia’ … ostica aggiungerei:

  • il primo quello da cittadino italiano;
    la cui risposta in prima battuta è chiara e la si trova scritta semplicemente attingendo alla Costituzione Italiana (art. 4); spesso però la si scopre tardi, poiché l’Educazione Civica sembra essere una non-materia degna di essere insegnata.
  • il secondo quello da cattolico;
    qui le cose si complicano, poiché se per un laico “basta” la costituzione, per un cristiano però non è sufficiente; ad un cristiano Gesù gli chiede di andare oltre.

La mia formazione umana e cattolica è avvenuta principalmente in due delle tre maggiori agenzie di formazione: la Famiglia, la Parrocchia (leggi la Chiesa) e la scuola (leggi lo Stato). Nessuno di questi tre ‘istituti’ mi ha preparato a quello che nello scorcio di fine millennio e sino ad oggi erano e sono le vocazioni possibili che un giovane potesse perseguire durante l’età adulta. Mi spiego meglio la scuola non aveva/ha l’obbligo di preparami per una scelta “cristiana” del mio futuro, mentre gli altri due istituti si, ma quest’ultimi mi propinavano un clique del passato, non che non siano proposte valide oggi, ma se per un motivo od un altro avrei passato il resto della mia vita da “solo” come realizzare il progetto salvifico di Cristo ?

La mia famiglia, che mi ha dato tutto ciò che sono, non comprendeva la possibilità di uscire di casa se non con la pubblicazione di nozze o la lettera di chiamata alle armi, non lo ha fatto neppure la parrocchia dove ho trascorso gran parte della mia giovinezza (30 e passa anni) dove le alternative erano sempre due : sposarsi o vita consacrata … in entrambi i luoghi deputati alla mia formazione cattolica la vocazione da ‘single’ era esclusa … se con il tempo ho compreso i “limiti” della mia famiglia non comprendo quelli della comunità ecclesiale nel nascondere il problema mettendo la testa sotto la sabbia; come spesso accade con i problemi della “gente comune”.

E’ arrivato il momento di gettare la mia provocazione sul tavolo:
il single è visto come un cristiano a metà ?

Le alternative vocazionali oggi si sono moltiplicate, molte delle quali ‘contemplano”, passatemi il termine, lo status di sigle non + inteso come nel passato discriminatorio e umiliante perchè sinomimo di persona che non è riuscita ad integrarsi secondo i canoni (leggi vita matrimoniale, vita religiosa, etc.) nella società in cui vive, ma bensì come scelta consapevole nell’affrontare la propria vocazione, magari come missionario laico, come medico, assistente agli anziani, operatore umanitario, etc.

Io, grazie a Dio, in senso letterale del termine e non come frase che si dice per ‘consuetudine culturale’, ho trovato una persona con cui condividere un progetto familiare e per quanti oggi faticano a costruire relazioni a due solide e durature. Perché la Chiesa non è in grado di dare corpo ad un progetto di salvezza per tutti gli uomini spiegando loro che la Strada per farlo passa per Cristo e non per il matrimonio ? Perchè si può essere soli anche quando si è sposati e si ha una famiglia numerosa.

Non fraitendetemi, se mi chiedete quale scelta “spingeresti” per i tuoi figli? … senza dubbio una famiglia, possibilmente numerosa; ma se nel tempo gli eventi, gli errori, gli imprevisti, le scelte … portassero i nostri figli (miei, di mia moglie e non solo) a dover vivere la loro cristianità da persone “non coniugate”… cosa gli dovrei dire ? … cercati una moglie extracomunitaria su ( poichè maschietti ),   altrimenti non entri nel regno dei celi ? … oppure scusami  questa “opzione” è praticabile solo per i non credenti ? … oppure ancora sai la Chiesa a cui appartengo e che ti ha battezzato fatica a fornirmi delle risposte … preoccupandosi dell’ICI da negoziare con l’agenzia delle entrate ?

La mia è ovviamente una provocazione, perché in questi anni ho visto latitare la Chiesa nel sostenere le persone, tutte, in difficoltà; mi piacerebbe che il clero prima e i cattolici subito dopo si mettessero in gioco coraggiosamente diventando un esempio e un faro incarnando semplicemente quello che Cristo, nel vangelo, ci ha consegnato.

Concludo questo mio pensiero con la risposta che darei ai nostri figli oggi alla domanda: ‘single’ quale vocazione ?

La scelta di seguire Cristo impone un cammino per gli altri e non per se stessi; che il nostro prossimo sia nelle mura domestiche o al di fuori di esse poco importa … conta solo la reale distanza che Noi vi frapponiamo con le nostre scelte quotidiane.

jworld ;o)

PS in questo articolo ho espresso le mie inquietudini sul futuro … e in alcuni passaggi potrei essere sembrato ingrato verso la mia famiglia di origine … oggi sono quello che la famiglia mi ha permesso di essere e gli devo TUTTO!

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