Antimafia

Avrei da dire molto su Grasso, il procuratore nazionale antimafia, anche su Pisanu che preferisce il “favoreggiamento aggravato” alla Mafia, piuttosto che il “concorso esterno”: agli occhi della gente è passata l’idea che il “concorso esterno” sia un reato fumoso, difficile da dimostrare, inconsistente, “a cui non crede più nessuno”, mentre il “favoreggiamento”, ancorchè aggravato dalla matrice mafiosa, sia più semplice.

Grasso lo pensa, tanto che al tempo in cui reggeva la Procura di Palermo, fu il reato che contestò a Totò “vasa vasa” Cuffaro, in aperto contrasto con uno dei suoi sostituti Antonio Ingroia, che era invece per contestare a Cuffaro il “concorso esterno” in associazione mafiosa.

Di qui l’insanabile frattura fra i due, mai ricomposta, che è deflagrata qualche giorno fa, quando Grasso ha prima detto che avrebbe dato un premio a Silvio Berlusconi per  la lotta alla Mafia del suo governo, e ha poi aggiunto che Ingroia è meglio come politico che come magistrato.

Sul premio a Berlusconi non mi pronuncio, lo sapete come la penso, quali collusioni o quanto meno rapporti di affari, abbia intrattenuto il cavaliere o chi per lui nel corso degli anni con “Cosa Nostra”, sulle accuse ad Ingroia, mi sarebbe piaciuto che Grasso avesse prima riflettuto sul ruolo che ricopre lui e a quali indagini stia lavorando Ingroia prima di contribuire all’opera di delegittimazione che sta sovraesponendo il magistrato in questi mesi.

I magistrati come Grasso non servono all’antimafia, amano poco il rischio, preferiscono il buio alla luce, la strade dritte alle curve, e le indagini sulla Mafia sono spesso molto tortuose, complicate, piene di pericoli.

Oggi Grasso dichiara: “per l’attentato di Brindisi non escludiamo la pista mafiosa”: gli piace vivere sereno, far vedere che sta ragionando, pensando, ma è solo fumo negli occhi. Non basta che la scuola di Brindisi si chiamasse “Morvillo-Borsellino”, e che siamo nel ventennale delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, per pensare alla pista mafiosa.

Grasso deve fare di più e parlare di meno, soprattutto prima di parlare dovrebbe pensare, cosa che per il Procuratore Nazionale Antimafia, è necessaria.

L’antimafia dei premi non ci serve, neanche quella delle ricostruzioni fantasiose, ci serve l’antimafia della verità e del coraggio, l’antimafia orgogliosa della sua indipendenza e partigiana della Costituzione.

Andate sul sito di Repubblica e sentite cosa dice, pensando di non essere ascoltato, il “martire” Mannino, ad un deputato del Pdl, coraggio Grasso, o si faccia gentilmente da parte, siamo vicini alla verità, sarà brutta e coinvolgerà persone che ritenevamo aldisopra di ogni sospetto, ma almeno sarà la verità.

Jack

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