Il posto fisso

“Il posto fisso? che monotonia”, parole di Mario Monti, il premier tecnico.

E’ una frase emblematica che detta così ha suscitato enormi polemiche.

Dal mio punto di vista, quasi 40 anni, quasi due bambine, un lavoro da commerciante, l’ho trovata decisamente fuori luogo, anche perchè dalle parole di Monti traspare che il concetto di “posto fisso” equivale a quello di “lavoro fisso”, mentre per me le due cose sono nettamente distinte.

Quello che una coppia di giovani “pretende”, e giustamente, dal “mercato del lavoro” non è lavorare nello stesso posto per 40 anni, come pensano in molti, ma lavorare sempre.

Parlo di coppie e non di single, perchè sono esperienze che vivo costantemente.

Provassero Monti e la Fornero ad andare in banca a chiedere un mutuo per comprare una casa con due contratti da precari, è lì che comincia la famiglia, quella che a parole tutti vogliono tutelare, nella propria casa.

La banca vorrebbe vedere il libretto della pensione dei vostri genitori o la loro busta paga, perchè la banca cerca il posto “fisso”, lo stipendio “fisso”, altrimenti non rischia.

Chiaro il concetto? Voi siete “monotoni”, le banche cercano la monotonia.

I giovani imprenditori lombardi chiedono “maggiore flessibilità in uscita”, nessun accenno all'”entrata”, solo all'”uscita”.

Il mio problema è che non ho la minima fiducia in questo “mercato del lavoro” e negli imprenditori, vedo come cambia il modello di società, dove bisogna lavorare entrambi, dove lo Stato non ti garantisce il posto a scuola per i tuoi figli, dove se hai bisogno di una diagnosi veloce devi rivolgerti ad una struttura sanitaria privata, dove la benzina costa 1,80 euro al litro.

I giovani, o almeno la maggior parte di essi, vogliono “solo” lavorare, essendo mentalmente più flessibili dei propri genitori, non hanno il mito del “posto fisso”, ma la speranza del lavoro fisso.

Quindi sono contrario alla riforma dell’art. 18 della Costituzione se prima i “datori” di lavoro non acquistino ai miei occhi una maggiore credibilità, non facciano più i furbi, scaricando sui lavoratori, e sui giovani in particolare, la loro avidità.

Solo allora sarò disponibile a prendere in considerazione l’ipotesi della “flessibilità”.

Quando vedrò che le imprese non costringono i giovani a sbranarsi per un tozzo di pane ma gli permettano di guardare al futuro con serenità.

Contrariamente a quello che penseranno la maggior parte di voi, sono favorevole ad uno Stato più forte e presente, che controlli e tuteli, che prima di riformare l’art. 18, elimini il sottobosco dei contratti di precariato e le lettere di licenziamento in bianco.

Se ci deve essere un nuovo patto fra generazioni si cominci da qua, dal fare concretamente qualcosa per i giovani.

Io a 40 anni ho accettato che la pensione sia un miraggio e non mi sono mai battuto, per scelta, per il posto fisso.

Per le mie figlie sarà ancora più semplice, perchè cresceranno nella “flessibilità”, ma voglio per loro una flessibilità vera, “buona” per dirla alla Fornero, ma non sulla fiducia.

Io non mi fido di voi.

Jack

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *