I fatti separati dalle opinioni

Qualche caposaldo di educazione civica in materia di giustizia: sentenze di primo grado, sentenze di appello (le uniche di merito), giudici, pubblici ministeri, avvocati, fatti, prove, indizi, tutto è opinabile, fino alla sentenze della Corte di Cassazione, le cosiddette “sentenze passate in giudicato”, quelle non sono più discutibili, tanto che “fanno giurisprudenza”, vengono spesso richiamate in altri processi, vengono usate da accusa e difesa a secondo dei loro obiettivi.

La distorsione e la disperazione di Berlusconi è talmente elevata che la sentenza di secondo grado della Corte di Appello di Milano (attesa per sabato) sul lodo-Mondadori è vista come un’aggressione politica e patrimoniale alla sua persona, mentre è “solo” giustizia civile.

Nel 2007 la seconda sezione penale della Cassazione stablisce, con una sentenza che da quel momento è “passata in giudicato”, in altri termini, stabilisce la “verità” processuale, che la più importante casa editrice italiana, la Mondadori, è stata sottratta a quello che doveva essere il suo legittimo proprietario De Benedetti, grazie ad una sentenza del giudice Metta che fu corrotto dagli avvocati di Berlusconi, con i soldi di Berlusconi, per favorire Berlusconi.

Uno dei più gravi casi di “corruzione giudiziaria” della storia di questa Repubblica.

Parliamo di fatti risalenti al 1988, alla famosa “guerra di Segrate” fra i privati cittadini Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti che si risolse nel 1991 con la sentenza del giudice Metta, il giudice corrotto da Previti, che emessa questa sentenza si dimise dalla magistratura per andare ad esercitare la professione privata nello studio dell’avvocato…………..….Cesare Previti.

Totale 400.000.000 delle vecchie lire per Metta e condanne per tutti:Metta, Previti, Pacifico, Acampora (il giudice più i tre avvocati del premier).

Prescitto Berlusconi, grazie alle benevole “attenuanti generiche” concesse dal Tribunale di Milano, che le giudicò doverose visto il nuovo status sociale  di Berlusconi, non più “privato corruttore” (lo definisce così la sentenza), ma, siamo nel 2001, per la seconda volta Presidente del Consiglio dei Ministri, per il Tribunale tanto vale per concedergli le attenuanti che permettono la prescrizione del reato, per me per esempio, queste sono aggravanti, ma tant’è.

Le date sono importanti per sgombrare il campo “dall’uso politico della giustizia”, 1988 e 1991 sono anni ben lontani dal 1994, anno della famosa “discesa in campo“.

Nella sentenza del 2007 la corte riconosce “tanto il danno emergente, quanto il lucro cessante“; i danni subiti da De Benedetti dovranno essere quantificati in sede civile.

Nel 2009 il giudice Raimondo Mesiano (quello di Brachino e dei calzini turchesi) condanna la Fininvest a pagare alla Cir di De Benedetti 750 milioni di euro.

La Fininvest fa ricorso e ottiene, con un provvedimento piuttosto raro, perchè di solito le sentenze in sede civile sono immediatamente eseguibili e gli eventuali crediti esigibili sul momento dalla parte lesa, la sospensione della pena in attesa dell’Appello.

Prima della sentenza, attesa per sabato,  Berlusconi piange miseria, non sa dove trovare i soldi, perfino al funerale di un amico e in altre occasioni pubbliche si lamenta di una sentenza ingiusta, chiaramente quasi nessuno gli ricorda di quanto sia ingiusto corrompere un giudice per avere ragione se si ha torto, ma fa parte della malattia che affligge questo paese da un ventennio.

Ma ecco di colpo la sorpresa, addirittura all’insaputa dello stesso Ministro dell’Economia Tremonti sembrerebbe, nella finanziaria, spuntano due modifiche ad altrettanti articoli del codice civile, il numero 283 e il 373, tale da prevedere l’obbligo di sospensione delle condanne e quindi l’impossibilità per la parte lesa di esigere immediatamente il proprio credito fino alla sentenza della Cassazione.

Va detto che tali nuove norme si applicano per contenziosi superiori ai 20 milioni di euro.

L’ennesima “leggina” ad personam, per di più inserita completamente fuori contesto, e quindi indifendibile anche per i berluscones più accaniti, e che è l’emblema di come ancora una volta Berlusconi intenda piegare lo Stato ai suoi interessi privati.

Io non ne posso più di scrivere queste cose, per questo mi prendo lunghe pause, altro che “manco nello Zimbabwe”, speriamo nel Presidente della Repubblica.

Jack

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