Rapina a mano armata

Come diceva giustamente Travaglio ieri è ormai impossibile seguire Berlusconi nei suoi deliri quotidiani, non ha più freni, si porta un microfono sotto il Palazzo di Giustizia di Milano e arringa la folla all’uscita del tribunale dove “stranamente” ha il ruolo di imputato.

Ieri chissà come mai ha parlato di “rapina a mano armata” per la sentenza emessa dal giudice Mesiano (quello dei calzini turchesi), in sede civile, che , in attesa dell’appello, lo ha visto condannato a risarcire 750 milioni di euro a Carlo De Benedetti (editore di Repubblica).

Un pò di storia.

Nel 2007 la Corte di Cassazione stabilisce che il “privato corruttore” (così è citato nella sentenza) Berlusconi ha, attraverso i suoi avvocati Previti, Pacifico e Acampora, corrotto il giudice Metta con 420 milioni di vecchie lire per consegnare la più grande casa editrice italiana, la Mondadori, nelle mani del monarca.

In sede penale i tre avvocati e il giudice Metta vengono condannati, per Berlusconi, definito nella sentenza “privato corruttore” scatta la prescrizione del reato.

I fatti in questione risalgono al 1991, quindi la definizione che B da di De Benedetti “la tessera n°1 del Pd” è priva di senso, così come parlare di “giustizia politicizzata”.

Nel 1991 B e De Benedetti sono due imprenditori privati che lottano per il controllo della più prestigiosa casa editrice italiana e uno dei due bara e corrompe un giudice, la politica non c’entra proprio niente.

De Benedetti dopo la sentenza penale decide di intentare una causa civile contro la Fininvest e, anche se vogliono farci credere il contrario, il problema non è se B sia colpevole o innocente (è colpevole come stabilisce in via definitiva la sentenza della Cassazione), ma quanto debba risarcire al proprietario di Repubblica.

Per le persone normali: se perdi una causa in sede civile sei obbligato a pagare quanto stabilito dalla sentenza di primo grado e poi fare ricorso, se lo vinci, ti dovranno essere restituiti i soldi.

Berlusconi non ha ancora tirato fuori una lira nonostante la sentenza del giudice Mesiano, ha ricominciato ad urlare semplicemente perchè per il 4 maggio è attesa la sentenza di Appello che se confererà quella di primo grado lo metterebbe in grossa difficoltà.

A meno di non ipotizzare un’altra leggina ad hoc tutta per lui e la sua famiglia.

Jack

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