L’ombrello rosso

Un uomo esce per strada, fuori piove ed è ancora buio, qualche lampione illumina il suo cammino, sale verso il Castello, da lì si vede tutta quella maledetta città, l’uomo piange, apre l’ombrello rosso e guarda lontano.

Pensa a quanti “servitori dello Stato” sono morti per la Giustizia, a quante verità nascoste, a quel dolore insopportabile che gli prende il petto, a tutti gli uomini che lo Stato non ha saputo o voluto proteggere, pensa ai pezzi di carne di suo fratello da staccare da quel palazzo in Via D’Amelio, pensa da quel castello si vede perfettamente la casa di sua madre.

Pensa ad un puzzle da 1000 pezzi da mettere insieme, i pezzi li ha tutti in mano, ma la partita non è chiusa, è una partita che difficilmente vedrà chiudersi.

L’uomo con l’ombrello rosso guarda il castello, quale indicibile verità nasconde?, e ricorda il viso di Pietro Scotto, il telefonista, quello che chiamava al castello, quello arrestato troppo presto.

Dovere morale, l’uomo con l’ombrello rosso comincia lentamente a scendere, e pensa a come passare gli anni che gli rimangono da vivere, se continuare la ricerca o andarsi a nascondere nel silenzio di un cognome scomodo.

L’uomo con l’ombrello rosso alza gli occhi al cielo, ancora piove, e piove, e piove, l’uomo con l’ombrello rosso giunge le mani verso il cielo e prega, ancora prega; l’uomo con l’ombrello rosso non può smettere di credere.

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