Corriere della Sera

Giorni difficili questi, di forte scontro istituzionale in Italia e di rivolte popolari in diversi paesi del Mediterraneo.

Seguo quello che succede in Egitto, in Tunisia, che si affaccia in Giordania, paesi dove da più di vent’anni c’è una dittatura strisciante, dove avvengono quotidianamente le “battaglie del pane“, mi domando: anche in Italia per tornare a scendere in piazza dobbiamo arrivare alla “battaglia del pane“?

Non ho una risposta, e allora come sempre mi affido alla lettura dei quotidiani, sommandone tre o quattro contemporaneamente, per argomento, si riesce quasi sempre ad avere un quadro completo sull’informazione che si sta cercando.

Lavoro così di solito: comincio da Repubblica, poi passo a Il Giornale, poi Il Fatto Quotidiano e poi Libero, lascio per ultimo il Corriere della Sera, giornale che non amo particolarmente, ma che data la composizione del suo Cda (c’è mezzo mondo industriale fra i suoi proprietari) è l’emblema quasi sempre di una posizione media, senza eccessi, con toni pacati, talvolta esageratamente paraculi.

Prendete l’editoriale di oggi Domenica 30 Gennaio di Ferrucicio De Bortoli, il direttore.

Lo riporterei per intero, ma Jworld mi fa sapere che non si può fare, posso riportare una frase come “diritto di critica”:……………Il premier chiede le dimissioni del presidente della Camera, suo ex alleato, e questi, super partes a Montecitorio, da poco capo di un nuovo partito, rivolge al presidente del Consiglio analoga intimazione. Il ministro degli Esteri, rispondendo a un’interrogazione ammessa, fra le contestazioni, dal presidente del Senato, presenta un dossier con lo scopo di provocare le dimissioni del presidente della Camera su una questione, la nota vicenda della casa di Montecarlo, che continua a incombere su Fini. Insomma, l’appartenenza politica e le convenienze personali degli uomini che rivestono le principali cariche dello Stato sembrano prevalere sul ruolo istituzionale che ricoprono. In un Paese nel quale vi sono forze politiche che vorrebbero ridurre al silenzio la magistratura, limitandone l’autonomia e l’indipendenza, e magistrati che pensano di potersi sostituire alla volontà popolare nel decidere a chi spetti governare…………………………..

Se la parte in grassetto l’avesse scritta Sallusti, direttore del Giornale, mi sarei fatto una grossa risata, il fatto che l’abbia scritta il Direttore del più venduto quotidiano d’Italia mi lascia un pò di inquietudine: perchè se veramente Ferruccio De Bortoli avesse il coraggio delle proprie azioni, dovrebbe fare nomi e cognomi dei magistrati che si macchiano di questo attentato alla Costituzione, senza nomi e cognomi è una frase da cioccolataio e pericolosa.

Lui, più di Travaglio, Belpietro, Sallusti, Mauro, D’Avanzo, Feltri, Padellaro, De Gregorio, ha la responsabilità della “formazione culturale” di questo paese e da lui non è possibile accettare una frase come quella, che genera dubbi su una intero Potere dello Stato, che avalla una teoria secondo la quale la volontà popolare e dunque il popolo venga superato nelle sue decisioni dalla magistratura.

Lui dovrebbe essere perfettamente a conoscenza di quale alto rischio per la società civile e democratica costituisca l’avallo di una teoria del genere, teoria prettamente berlusconiana, figlia di un Italia berlusconizzata in tutto e per tutto.

Visto che la sua poltrona è in bilico De Bortoli decide di scrivere l’editoriale più “paraculo” della sua carriera, di essere più Mieli dei mielisti e più terzista dei terzisti, ma crolla miseramente su quella frase, che non è per niente neutra, e un vero attacco alla Costituzione.

 

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