Fini “assolto”

Dice Antonio Polito, direttore del “Riformista”, che Fini è stato assolto.

Lo dice al Tg 2, commentando la richiesta di archiviazione da parte della Procura di Roma per il Presidente della Camera, e per l’ex tesoriere di Alleanza Nazionale Pontone, in merito all’”affaire” Montecarlo.

Si scoprono così due cose: Polito non sa la differenza fra archiviazione e assoluzione che, per un direttore di giornale, è piuttosto grave.

Secondo, Fini e Pontone sono stati indagati per “truffa”, cioè, avrebbero venduto  ad un prezzo “stracciato”, 300.000 euro, l’appartamento di Montecarlo alla Printemps Ltd che, secondo alcune ipotesi, apparterrebbe al cognato di Fini, Giancarlo Tulliani, che l’avrebbe poi, in maniera fittizia, affittato.

Che la Printemps Ltd appartenga a Tulliani è indimostrabile, a meno che lo stesso non lo confessi, le società off-shore sono notoriamente molto protette.

Per la vendita a prezzo “stracciato”, le autorità monegasche hanno confermato a quelle italiane che nel 1999, anno della vendita, il prezzo di 300.000 euro, era congruo per lo “stato” dell’appartamento.

Il fatto che Fini abbia venduto ad una società off-shore l’immobile non era penalmente da chiarire, semmai appartiene all’etica pubblica, ribadisco che, comprare o vendere a società off-shore, non costituisce reato.

Gli spunti interessanti di questa vicenda sono anche altri.

Per esempio il fatto che dell’avviso di garanzia a Fini, che è un atto pubblico, non si sia saputo niente fino alla richiesta di archiviazione, a testimonianza che se c’è la volontà da parte degli indagati e dei loro avvocati di tenere una notizia riservata è possibile farlo.

Mi viene il sospetto che in altri casi, gli avvisi di garanzia sbandierati alla stampa o in televisione, siano parte di una strategia più ampia, volta a delegittimare il lavoro della magistratura,accendendo sul lavoro dei Pubblici Ministeri un faro che non sarebbe necessario.

Questa vicenda ci aiuta a capire anche un altro aspetto, visto che il Ministro Alfano in questi giorni sta cercando di confondere le acque.

Il pubblico ministero non è una figura paragonabile, come vorrebbe Alfano, all’avvocato della difesa, cioè non è l’avvocato dell’accusa.

Il pm è un magistrato che esercita l’azione penale, dispone le indagini, e al termine dei tempi previsti dalla legge, chiede al giudice per le indagini preliminari (GIP), l’archiviazione della posizione di un indagato se non ha raccolto elementi sufficienti per sostenere un’accusa, o il rinvio a giudizio, se ritiene di avere elementi certi a carico della persona in questione.

Il Gip deciderà se archiviare o rinviare a giudizio, ma non in base alla richiesta del pm, ma in base all’analisi degli elementi che gli verranno presentati.

Potrà decidere di accettare le richieste del pm, qualunque esse siano, o rifiutarle, o chiedere nuove indagini, ma lo farà indipendentemente, lo farà esclusivamente studiando le “carte” a sua disposizione.

Il pubblico ministero, è bene chiarirlo, rappresenta lo Stato, non una parte, è una figura che tutela tutti i cittadini, non il persecutore di qualcuno.

Non sostengo che sia infallibile, anche se sarebbe auspicabile che lo fosse, sostengo che sia imparziale, a differenza di quello che sostiene il nostro Presidente del Consiglio.

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