Mamma/Professionista

Rovistando nella cambusa di questa barca ho trovato questo post scritto da Sere un pò di tempo fà, lei pensa che sia banale, io ritengo che possa essere un ottimo punto di partenza per affrontare una discussione seria sull’argomento:

Eccomi qua.
Sono le 8.24 di domenica mattina, la casa è ancora un po’ buia, mi illumina la luce del PC. Da sinistra sento lo sciacquio dell’ennesima lavatrice in corso del week end, da destra i sospiri catarrosi di mia figlia, che dopo una nottataccia cerca di recuperare un po’ di sonno nel passeggino.
Jack è uscito a prendere i cornetti per colazione e i tortellini per pranzo.
L’odore del brodo “in corso” amplifica il mio “languorino”..in fin dei conti, anche oggi quella simpatica bambina ci ha “costretti” ad una colazione all’alba.
Mi dicono” benvenuta a bordo” di questo blog.
Ma io non so se sia davvero il caso…le mie parole non potranno essere così precise e puntuali come quelle di Jack. Sui fatti di cronaca, sul mondo….
La mia vita è strana in questo momento.
Il mio cervello si affanna costantemente zampettando tra Caterina, il lavoro, la casa, mio marito…
E soprattutto, ogni volta che cerco di fermarmi a riflettere su qualche fatto o evento quotidiano, per capirne la portata, il senso e le implicazioni, come fa Jack…ecco che di improvviso spunta qualche altro pensiero…talvolta più “basso” (cosa manca a casa, il bucato da stendere, “oddioilbrodosulfocodacontrollare”), talvolta più “alto” (come sta mia figlia? Ho fatto bene oggi a comportarmi così? A lasciarle fare questo? A impedirle quello? A tenerla abbracciata tutto quel tempo? A non filarmela mentre cucinavo?).
Insomma la verità è che sono una mamma, anche se mi sembra ancora impossibile, e che è davvero tutto cambiato.
Ed è bellissimo ma anche difficilissimo.
Difficile non solo rispetto al ruolo educativo.
Difficile come persona.
Come donna.
Donna che da una parte vive ancora di modelli e aspettative di altri tempi (in senso positivo), su come una mamma “deve” essere, su cosa “deve” sentire, su quali sono le cose di cui si “deve” occupare: la mia mamma casalinga, che è stata sempre con noi e per noi; le donne di altri tempi (passati, ma non poi così lontani), instancabili, con otto figli e la casa perfetta e i manicaretti pronti in cucina, e mai a lamentarsi.
Donna  che, dall’altra parte, sente che comunque il mondo, pur riconoscendo (sempre?) una certa scala di priorità, le chiede anche altro.
Di essere una brava professionista, ai livelli di “prima” ( rispondendo così anche all’altro esempio familiare, sempre “esigente” seppur nel ricordo…quello di un padre che ci ha insegnato la responsabilità del proprio valoro, e l’etica nel proprio lavoro e la “necessita’” di mettere a frutto i propri talenti al 100% delle proprie possibilità, come un valore e un dovere morale…).
Di essere una compagnia piacevole e interessante, per gli amici e anche per i famigliari e per il marito, capace di discutere di tutto e non solo di pannolini.
E poi in fondo sono io la prima a chiedere tutte queste cose a me stessa.
E poi, in fondo, la verità è che mi fa strano anche solo scrivere “donna”, parlando di me, perché a volte mi sento ancora una ragazzina, un’adolescente con un sacco di cose da capire e imparare ancora…
Ecco perché le mie parole, se mai le pubblicherò su questo blog, non potranno essere altro che frammenti di pensiero conditi sempre da sensazioni personali e estemporanee…..
Vorrei commentare tante cose….e vorrei sforzarmi di conciliare tutto quanto ho espresso sopra, per poterle commentare dal punto di vista di una donna-mamma che si preoccupa costantemente di cosa sarà di sua figlia, del mondo in cui vivrà, dei valori che assorbirà da me, da noi e dal mondo stesso…ma ne avrò mai il tempo? E la lucidità?
Già questo non è un articolo, ma uno sfogo cerebrale e cervellotico che non merita di essere pubblicato. Anche perché, alla gente ….che importa di tutto questo?
Deciderà Jack, sempre che glielo faccia leggere….

Jack ha deciso

Una risposta a “Mamma/Professionista”

  1. Un grazie alla mamma di cate oltre che moglie del nostro capitano.
    Uno non basta di grazie xchè non è ne facile ne tanto meno banale condividere quelle che tu chiami “cervellotiche” esternazioni con il proprio equipaggio … e non solo!

    grazie zia Sere ;o)

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